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JobCoach /Riconoscere il sogno: nel lavoro, che cosa frena la piena realizzazione personale?

Non so se capita anche a voi. A me sì, e anche a tanti lettori di JobTalk, lo vedo dal backoffice dei post più letti: la mattina del lunedì, con la ripresa del lavoro,  favorisce brevi ma profondi momenti di riflessione esistenziale. Lampi di domande sostanziali. "Che cosa ci faccio io qui? ". Se ce lo chiediamo noi, che non siamo in Patagonia con la moleskine nello zaino come Chatwin, e ce lo chiediamo sempre più spesso, non è per effetto peregrino della pressione bassa e men che meno del nullafacentismo molto alla ribalta. Un post con la sessione di coach "aperta" di Giovanna Giuffredi mi sembra un ottimo modo per cominciare un’altra settimana di lavoro. E di pensieri. Non abbandoniamoli. Elaboriamoli fino a venerdì
di Giovanna Giuffredi – Life Coach Italy. Sandra ha 35 anni  e sente un disperato bisogno di risposte sul tema della realizzazione personale. Mi chiede “Come mai  certi individui trovano la loro strada e la piena espressione del loro potenziale,  mentre altre sono destinate a non trovarsi mai. E’ una questione di intelligenza? Paura? Pigrizia? Personalità?” e continua “ Io alla mia età, con una buona laurea, esperienza all’estero e un fondamentale spirito artistico che non ho mai fatto conciliare con i lavori d’ufficio in cui mi sono sempre infilata, non so ancora dove sbattere la testa. Sento dentro un fuoco di rabbia per non poter dire "ce l’ho fatta, mi sento realizzata, valgo, sono finalmente…”.
Le domande di Sandra sono anche le sue risposte. Molto spesso le persone, quando si fermano a riflettere, toccano, sfiorano o colgono le loro verità. Sandra sente che tutti sono destinati a trovare se stessi e hanno diritto di godere della propria inestimabile unicità, ma chiedendosi perché lei stessa non ci riesce, esplora le sue possibili variabili di successo o insuccesso. E’ una questione di intelligenza da attivare,  (nel senso della capacità di leggersi dentro, di guardare avanti, riconoscere il sogno, progettare obiettivi concreti e realistici, tentare una strategia, ecc.).

Che cosa frena la piena realizzazione? La paura (ostacolo solo interiore), la pigrizia (altro freno limitante), la personalità (intesa some struttura portante di potenzialità da rispettare e facilitare) se non viene riconosciuta. Sandra ammette che non ha mai fatto conciliare la sua preparazione e vocazione con i lavori d’ufficio in cui si è sempre infilata e ora non sa ancora dove sbattere la testa. Sente dentro il fuoco e la rabbia di non poter dire "ce l’ho fatta!”. Spiega quindi a se stessa il motivo del suo disagio. Il nostro nucleo potenziante se viene trascurato, si fa sentire, urla dentro, brucia di rabbia, non tollera la frustrazione, perchè conosce le proprie possibilità realizzative. Ci invia innumerevoli e forti segnali dal profondo del nostro essere, ci fa star male finchè finalmente accade che venga preso in considerazione. 
“Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te”, dice Paulo Coelho, un inno a volersi riappropriare della parte più vera, più essenziale di ciascuno di noi. Quell’energia vitale, che può svilupparsi, crescere fino a diventare “un falò” o può ridursi, trasformandosi in brace, sotto una coltre di cenere, pronta a riprendere vigore, o peggio che mai, a spegnersi definitivamente.
A volte, può essere utile cominciare ad essere tolleranti verso se stessi, a voler bene anche ai propri difetti, o ai cosiddetti limiti. E’ un punto di partenza per soffiare sulla cenere, scovando scintille da rivitalizzare.
Come sempre non ci sono ricette che vadano bene per tutti. Ognuno ha il diritto di trovare la propria, attraverso quegli ingredienti soggettivi e particolari, sapientemente calibrati, che consentono di recuperare gradualmente il piacere di guardarsi dentro e di dire con soddisfazione: ok, ci siamo, sono sulla buona strada.
Quattro semplici domande possono rappresentare un buon inizio :
1. IN QUESTO MOMENTO DELLA MIA VITA, CHE COSA VOGLIO OTTENERE? Il condizionale è vietato! Quindi non: “Che cosa vorrei ottenere?”, ma concentratevi su: “Che cosa voglio ottenere?. Trovate almeno 10 obiettivi, piccoli o grandi, immediati o a lungo termine e  scrivete tutto ciò che vi viene in mente.
2. QUALI SONO LE MIE PRIORITÀ? Rileggete le vostre mete, e individuate ciò che è più importante e urgente. Come? Ascoltandovi, cogliendo le sensazioni che provate dentro di voi mentre lo sguardo scorre sulle vostre parole. Capirete presto quali obiettivi sono prioritari e forse sono proprio quelli che sembrano irraggiungibili. Non fatevi condizionare dalla paura di non riuscire. Sentitevi CAPACI e meritevoli di ottenere tutto ciò che avete scritto. Infine, riscrivete un nuovo elenco, secondo l’ordine di priorità.
3.   E’ VERAMENTE CIÒ CHE VOGLIO?  E’ una verifica ulteriore. Un passaggio più razionale per verificare se ciò che vi siete posti come meta, risponde veramente ai vostri bisogni o è solo la risposta alle richieste di altri, per far contenti questi o quelli. State ragionando sulle vostre motivazioni profonde. Sono quelle che vi sosterranno, non dovete dimenticarle mai, sono i vostri punti fermi, anche se qualcosa andrà storto. In questo caso chiedetevi, cosa c’è da imparare da un’esperienza negativa.
4. CHE COSA PUÒ IMPEDIRMI DI RAGGIUNGERE I MIEI OBIETTIVI? Si tratta ora di avere una visione realistica della fattibilità dei vostri obiettivi. Scoprirete che molti impedimenti sono solo il frutto di pensieri negativi, di condizionamenti mentali: “Tanto non ci riuscirò mai…”; “Figurati se potrei ottenere…”, ecc. Il più grande ostacolo alla riuscita dei nostri obiettivi, siamo noi stessi, con le nostre paure e insicurezze. Scartate solo ciò che veramente vi sembra irrealizzabile e cercate di concentrare le vostre energie sulle prime posizioni della vostra lista.
Queste o altre domande, possono far esplodere nuovamente la voglia di vivere e di seguire la strada che ci appartiene di diritto.

  • Michele |

    Lo lessi in un libro di Biagi, ma forse la frase non era sua “I ricordi quasi mai coincidono con le speranze, ma, in fondo, sono ciò che ci meritiamo, una piccola luce per non aver paura di essere ciechi”. Non il massimo dell’ottimismo, me ne rendo conto, ma, secondo me, esprime un concetto fondamentale e cioè che nella vita difficilmente riesci a realizzare ciò che sogni. Banale forse, ma terribilmente vero, almeno secondo me. I 4 punti elencati da Giovanna sono scogli difficili da aggirare, bisogna saltarci sopra e provare a scalarli, ma mica sempre ce la si fa, insomma i limiti esistono. Voglio dire, da ragazzo volevo fare il pilota, bene, a 14 anni mi sono reso conto che fra me e una talpa l’unica differenza stava nel fatto che io potevo mettere gli occhiali e quindi addio sogni da Top Gun. Fermo restando che il mio lavoro mi piace, mi diverte, mi appassiona e lo faccio anche benino, secondo me, alla fine, ciò che conta, è il bilanciamento aspirazioni/realtà e poi avere una vita affettiva che riempie i vuoti di quella professionale. Adesso divento mieloso e vi verrà voglia di percuotermi come un tamburo, ma credo che essere importanti per qualcuno renda vivibile qualsiasi inchiodata dei propri desideri. Oh, mica sono scemo, anche a me piacerebbe essere il direttore generale della società dove lavoro, ma se dovessi barattare questo con ciò che le due persone fondamentali della mia vita mi danno… non sarebbe una scelta difficile.

  • Leonardo Marciante |

    Realizzare se stessi: un imperativo categorico della nostra esistenza!
    Forse per le persone più esigenti, ogni obiettivo realizzato e lo stimolo per ricrearne un altro. Un arrivo un nuovo punto di partenza, un processo infinitamente ciclico. Può sembrare confusione, ma forse è solo un modo per stimolarsi continuamente, arricchiti delle esperienze pregresse. Se nel profondo del proprio io, si intuisce la necessità di cambiare, decisa la direzione da intraprendere, bisogna avere il coraggio di seguirla. Scriverlo va bene, per me è più efficace tenerlo fisso nella propria mente.
    L’uomo che è soddisfatto interiormente ha dentro i suoi occhi una luce in grado di irraggiare gli altri, con un calore che tocca il profondo del loro animo. Si trasforma in un faro, che oltre a illuminare il suo cammino illumina anche quello di chi gli sta intorno. Solo allora non si brucerà di rabbia. Mi vengono in mente alcuni versi della poesia di Neruda, sperando che possano riscaldare i cuori di quanti oggi hanno voglia di non tenere più imbrigliata la propria essenza.
    Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni
    giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
    rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
    Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
    bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni,
    proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
    sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
    all’errore e ai sentimenti.
    Pablo Neruda

  • Fabrizio Buratto |

    Max Weber, ne “Il lavoro intellettuale come professione” diceva che ciascuno deve trovare il demone che tiene i fili della sua vita. Questo “daimon” interiore va ascoltato, al di là dei consigli in buona fede di professori, genitori e amici, al di là delle logiche del mercato, altrimenti difficilmente si raggiungerà la realizzazione personale. Per chi ha una forte spinta interiore in qualche direzione, lavoro e identità coincidono: “finalmente sono diventato quel che sono davvero”. Chi appartiene a questa categorie incontra molti più problemi sul lavoro rispetto a quanti, e ne ho conosciuti, lo interpretano come qualcosa per portare a casa la pagnotta, e al lavoro non pensano ad altro che timbrare il cartellino d’uscita per andare a giocare a tennis, vedere la partita o pescare, le cose che li fanno sentire bene.

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