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Lo scalpo/ Il colloquio è come il corteggiamento, il lavoro é come il matrimonio. E se poi l’azienda non mantiene le promesse?

Quali sono le reciproche aspettative di un candidato e dell’azienda che lo sceglie, al momento del colloquio di lavoro, se va a buon fine? Entusiasmo a mille, dissolvenza come nei film, segue la scritta : "…un anno dopo…"  Non sempre la realtà corrisponde alle premesse e alle promesse, purtroppo. Come mai ? Bel tema, quello scelto da Francesco Tamagni per ritornare sul blog. Per l’occasione, si apre la categoria "Lo scalpo", che era lì in attesa di un blogger e di una idea "in topic", aperta ai temi dell’hard hunting e ai contributi dei cacciatori di teste. 
di Francesco Tamagni (partner di Intermedia Selection-Key2People). La firma della proposta contrattuale per un nuovo lavoro è spesso  il momento fatidico in cui  si mettono in gioco  le speranze di  migliorare la propria crescita professionale e di  carriera e di conseguire un beneficio economico.
Il candidato nel momento dell’accettazione dell’offerta, pone piena fiducia alle promesse che il nuovo datore di lavoro gli ha delineato durante le varie fasi del processo di selezione. Frequentemente si parla di responsabilità, gestione di risorse, prospettive di sviluppo,  di job rotation, ambiente sereno e costruttivo, contesto finanziario solido. Talvolta vengono anche delineate  le criticità che il ruolo può comportare;  ma nella maggior parte dei casi, le criticità sono descritte in maniera più sfumata e si dà risalto soprattutto agli aspetti positivi della posizione.
Purtroppo spesso a distanza di un anno dal “matrimonio” tra la nuova risorsa e l’azienda, il bilancio non mostra che  le promesse dell’azienda sono state mantenute.

Infatti, circa un 1/3 delle persone che cambia lavoro dopo un anno non è più così convinto di avere fatto la scelta migliore e ci si può ritrovare di fronte ad uno o più di queste situazioni spiacevoli:

  • l’autonomia promessa a volte si limita invece a dovere seguire le direttive imposte dal proprio capo o dalla casa madre;
  • Le responsabilità decisionali  si riducono ad una mera operatività;
    la solidità finanziaria: emergono i seri problemi di sostenibilità finanziaria o in altri casi concrete possibilità di essere acquisiti  da società concorrenti;
  • la scelta di restare solo per un breve lasso di tempo presso uno stabilimento in una località amena o in una sede periferica: il periodo tende invece a prolungarsi per un periodo decisamente lungo.

Di fronte a queste situazioni, ci si imbatte quindi in   candidati che già dopo un anno iniziano a guardarsi intorno e a valutare eventuali nuove opportunità o in estrema ratio a ritornare nella vecchia azienda dove i rapporti erano comunque rimasti molto buoni. Parliamo di casi che purtroppo accadono, anche se non sempre certe sorprese erano previste durante la fase dei colloqui.
Ma per evitare un’uscita improvvisa e inaspettata come si dovrebbe comportare l’azienda: mantenere le promesse o evitare false illusioni durante i colloqui. Semplice a dirsi ma non sempre realizzato.

  • rosanna santonocito |

    Marco, sei enciclopedico!!! Grazie

  • Marco Lombardi |

    D’accordissimo con l’articolo!! … tant’è che, in tempi non sospetti, questa cosa la dissi col mio cinema-aziendale nel numero 1/2004 de “L’impresa” (servendomi di film come “L’amore infedele”, “La leggenda del re pescatore”, “Amorfù”, “L’ultimo bacio”, “Nove settimane e mezzo”, ecc.), per poi approfondirla esattamente un anno fa ne “Il grande libro del cinema per manager”, servendomi di un bellissimo film del compianto Massimo Troisi, “Pensavo fosse amore e invece era un calesse”. Per quanto concerne invece l’intervento di Leonardo … vero, anche se spesso il tema dell’infedeltà aziendale prescinde dal livello di correttezza aziendale, perchè a fregarci – spesso – è la routine …

  • gabriele pillitteri |

    L’altra faccia della medaglia è quella della persona, forse assunta guardando solo alla superficie senza scavare a fondo i social skill oppure confidando esclusivamente sulle competenze tecniche.
    Così trovi persone che non sanno inserirsi in una nuova cultura aziendale, scopri che non hanno una sufficiente energia proattiva e sono invece goffamente reattivi, portati al lamento ed al facile vittimismo. Non a caso ci ricorda un grande esperto di formazione come Stephen Covey che ” sebbene la formazione e la crescita del personale siani importanti, la ricerca e selezione lo siano molto di più.”

  • rosanna santonocito |

    Hai perfettamente ragione Leonardo. Però le aziende (come i mariti e le mogli sensibili..) devono rilevare sistematicamente la soddisfazione personale e ascoltare le persone che lavorano per loro. E qui attenzione: i gadget tecnologici tipo web tv o intranet accattivanti, come pure le festicciole della donna e della mamma, su cui si continuano a sprecare fiato ai convegni e inchiostro nei commentini saputi sui giornali, sono attrezzi per il maquillage, il più delle volte. E una volta ascoltato, bisogna dare risposte conseguenti e concrete, usando leve che non sono solo quelle finanziarie del riconoscimento in busta paga…Inoltre, l’insoddisfazione è visibile e contagiosa, come, d’altro canto, non vedere premiati coloro che danno il massimo o ottengono risultati ha un effetto scoraggiante, se non addirittura “diseducativo” sull’ambiente di lavoro e i colleghi. “Guarda quello come si sbatte, e che cosa gliene viene?” è una chiacchiera da mecchinetta del caffè tipica ma molto pericolosa per il clima, perchè si propaga alal velocità del suono. Però Francesco nel post si riferisce anche ad altre situazioni di contesto: cambiamenti di scenario che in qualche caso non dipendono dall’azienda o dal manager titolare delle promesse. In altri casi, invece, le evoluzioni che portano alla “separazione” erano già previste o prevedibili al momento dell’assunzione, ma non erano state esplicitate al candidato, come corretezza vorrebbe…se qualcuno avesse una storia da raccontare…

  • Leonardo |

    Se c’è vero amore la possibilità di riconquistralo c’è sempre: basta smettere di ingnannarlo e offrirgli ciò che cerca. La soddisfazione personale è l’arma vincente sia per la fidelizzazione che per aumentare le sue motivazioni. Sotto il sole cocente della passione ardente i risultati non potranno che essere eccezionali! L’azienda ne beneficerà il lavoratore anche……il matrimonio durerà!!

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