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JobTech/Un venerdì senza email

Ancora un co-blogger che si aggiunge ai Fac (Frequently asked contributors) di JobTalk. E’ Gianluca Grechi, che abita a San Francisco e la domenica si alza all’alba per vedere il Milan in diretta tv, ha vissuto da dentro la New economy, adesso comunica, promuove, scrive cose legate al mondo della Silicon Valley, lo faceva su Job24 cartaceo, adesso lo leggete qui. Ci racconterà tendenze, personaggi  e curiosità dalla West coast  dove, tra l’altro, è pieno di talenti italiani expatriate, al di là dei soliti noti di cui parlano tutti…benvenuto Gianluca (mandaci la tua bio!). Il suoprimo post è dedicato a un problema che abbiamo tutti, e a una soluzione drastica…Se commentate siamo contenti..

di Gianluca Grechi. All’inizio erano uno strumento di lavoro discreto, una sorta di fax ma piu’ veloce e meno formale, usato con parsimonia e, spesso, da pochi eletti. Poi’ e’ inziata la sua massificazione, tutti l’abbiamo ricevuta in dono, almeno una e spesso molte di piu’, ed e’ diventata uno strumento d’uso quotidiano, per alcuni un vero e proprio surrogato del contatto diretto. Parliamo della posta elettronica o piu’ familiarmente “email”, l’espressione piu’ tangibile della rivoluzione digitale di internet. L’email ormai ci segue dappertutto sul lavoro e nella vita privata, via computer o telefonino. Per le aziende americane quello che all’inizio era a ragione considerato uno strumento per ridurre costi di comunicazione e per aumentare la produttivita’ si e’ nel tempo trasformato in una sorta di ragnatela di messaggi che avvolgendo le strutture aziendali finiscono per rallentarne l’attivita’. Per porre rimedio a questo problema da qualche tempo alcune grandi aziende americane hanno introdotto i “no email Fridays” ovvero “i venerdi senza email”.

Si tratta di una precisa direttiva aziendale che esorta gli impiegati a non ricorrere alle email il venerdi se non per motivi di urgenza o per rispondere a messaggi dei propri clienti. In alcuni casi per tutelate il diritto alla privacy del fine settimana al “no emal Friday” e’ stato aggiunto il “no email weekend” che proibisce l’invio di comunicazioni durante tutto il fine-settimana. Per i trasgressori ancora nessuna multa ma solo un richiamo ufficiale. Secondo un’indagine del gruppo Radicati recentemente pubblicata dal Wall Street Journal sono 47 le email inviate quotidianamente dall’esercito di occupati americani, in crescita del 27% rispetto alle 37 del 2006. Lo studio riporta anche che il numero di utenti email mondiali passera’ dagli attuali 1.2 miliardi di quest’anno agli 1.6 miliardi nel 2011. (+ 7% annuo per il prossimo quadriennio). Un team di studiosi al King’s College di Londra ha rilevato che gli effetti sull’individuo di un costante flusso di messaggi includono letargia, inabilita’ a concentrarsi e irritabilita’. Sempre secondo lo studio il passaggio da un email all’altra confonde il cervello e non permette di focalizzarsi a sufficienza sulle reali priorita’
Tra le aziende che hanno introdotto i venerdi senza email figurano colossi come Intel, US Cellular e Deloitte & Touche. Diciamo subito che l’accoglienza iniziale non e’ stata positiva, poiche’ molti addetti temevano di dover tornare a strumenti di comunicazione ritenuti ormai obsoleti come il telefono e i meeting face-to-face con un conseguente sovraccarico di lavoro.
Tuttavie alle resistenze iniziali e seguita una fase di riscoperta del piacere della conversazione verbale e l’approfondimento dei rapporti personali sul posto di lavoro. Per le aziende americane potrebbe essere l’inizio della rivalorizzazione del contatto diretto anche con i propri clienti ed evitare che email di messaggi standard possano sostituire un dialogo diretto. Unico accorgimento per un uso efficacie dei “no email Fridays” e’ un attento monitoraggio del lunedi per evitare un temuto effetto collaterale del programma: la memorizzazione dei messaggi il venerdi e la successiva spedizione all’inzio della settimana, quando il coprifuoco sulle comunicazioni digitali viene sollevato.

  • rosanna santonocito |

    Caro Arturo, gli americani stanno prendendo molto sul serio questa faccenda delle email, come si vede dal numero degli articoli che, non a caso, riprendo nel blog. Nella posta di Lucy Kellaway, la mia collega “gemella” del Financial Times, la settimana scorsa scriveva una manager che si lamentava del fatto che i suoi colleghi managee maschi, avendola dotata di computer palmare, pretendevano che lei si rendese disponibile sempre e ovunque. Il tuo commento è un segnale di come ormai non siano solo le donne a dare segni di insofferenza ( o di nevrosi, appunto) per il lavoro che ti segue sempre e dappertutto, ma che il disagio stia diventando generalizzato. Verissimo che il cellulare è anche più invasivo dell’email, come tu dici,anche perchè secondo me, con gli sms, sta deteriorando anche i rapporti personali, che in un primo tempo aveva facilitato, e tanto…Ci sono persone amiche con cui io non parlo più a voce da mesi…vederci non ne parliamo neanche!
    Io mi domando: è davvero necessario essere sempre collegati? Sono davvero i ritmi aziendali che ce lo chiedono ( e allora, come dici tu, qualcuno sta cominciando a valutare il costo, anche economico in termini di malattie da stress e di errori) oppure siamo noi a imporcelo da soli qualche volta? Pensate al bel dibattito che è seguito al post di Lorella sulla leadership femminile sul proprio tempo e sulla passione di lavorare. Questa è l’altra faccia della medaglia…

  • arturo |

    Il tema della invasività delle email richiede una immediata reazione, dobbiamo cominciare a gestirlo con consapevolezza e con attenzione, sono convinto che nelle aziende si comincino a vedere i primi segnali di nevrosi. Il problema, nella mia esperienza di manager di multinazionali – non è tanto quello del “no mail Friday” ma del “no mail nights + weekend” e soprattutto ” no mail holiday”. Le aziende moderne vivono un dilemma: come conciliare la consapevolezza dell’importanza del work life balance con la pervasività delle comunicazioni aziendali che spesso intaccano ogni istante della vita di chi ricopre posizioni manageriali? E non dimentichiamo il cellulare…

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