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Rosanna Santonocito

JOBtalk di Rosanna Santonocito

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22 maggio 2013 - 14:30

Il lato B / L'Italia ha il record dei "Neet"? Non basta: una infografica mostra l'Europa malata di "stage compulsivo"

Letta-enrico-agf-258x258Nel giorno in cui il Presidente del consiglio Letta si presenta al Consiglio europeo  a Bruxelles, con la missione di convincerlo a rilanciare la politica comune in favore dell'occupazione giovanile,  il  rapporto annuale dell'Istat diffonde i nuovi disastrosi dati nazionali. Il report si concentra ancora una volta sull'aumento dei giovani Neet -  "Not in Education, Employment or Training". L'acronimo é in ingese, in Spagna li chiamano da tempo Ni-ni. Ma é in Italia, dove  i ragazzi che non stanno né lavorando né formando sono arrivati a 2milioni 250mila  che si trova la quota record per l' Europa:  23,9%. All'Istat oggi ne risultano 95 mila in più  nel solo 2012  e +391mila dal 2008).
A rendere ancora meglio l'idea ci pensano le infografiche, come questa di marzo 2013 tratta dal sito Debating Europe . Qui il dato sui Neet non é aggiornato per l'Italia e  la media Ue27  é fissata al 13,2%. Però, nel commplesso,  emerge senza sfumature il quadro europeo della "Lost generation", con il confronto (impietoso per noi) con le percentuali occupazionali giovanili nordiche, più qualche altro focus interessante. Per esempio quello sullo stage che, scelto dal 19% dei giovani  europei in mancanza di alternative di lavoro retribuito o ripetuto 5 volte o anche più dal 9%, diventa, anche a livello continentale,  quello che non dovrebbe essere: un surrogato no-cost del primo impiego. Un alibi. O un parcheggio abusivo.


Infograficagiovanieuropa
 
 

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Categorie: Il lato B

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Di cosa parliamo quando parliamo di lavoro? Prendiamo in prestito (e lo distorciamo) il titolo di un bel libro di Raymond Carver. Lì i racconti parlavano d’amore. E il lavoro, proprio come l'amore, che ci sia o no, é un argomento che interessa tutti e su cui tutti hanno qualcosa da dire.

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17 maggio 2013 - 13:20

Lavori in corso / Diplomazia italiana: sempre più donne e sempre più brave al concorso. Ma poi la carriera é un'altra cosa...

MostraImmagineFoto.aspxAll'ultimo concorso per l'accesso alla carriera diplomatica, che si è svolto nel 2012, il 45% dei neoassunti sono state donne. Quattro le donne classificate nei primi cinque posti della graduatoria finale. E la partecipazione delle candidate é in crescita. Ma basta consultare l' Annuario Statistico 2012 della Farnesina per accorgersi che la realtà professionale é ben diversa, e non rispecchia questi piazzamenti femminili di eccellenza. C'é un soffitto di vetro particolarmente spesso tra il merito e le potenzialità accertate per concorso e gli alti gradi della carriera, che é aperta ai due sessi solo dal 1967.  Quante sono le ambasciatrici italiane? Una  su 31 ambasciatori in servizio. Una. Su 210 ministri plenipotenziari, invece, le donne sono appena 17.  I motivi? Discriminazione? Paternalismo protettivo? Auto-esclusione o, come spesso capita alla performance femminile nelle aziende,  poca visibilità? Per Bonino1 saperlo, e per conoscere le modalità per partecipare al prossimo concorso in scadenza il 27 maggio, leggete gli articoli  online su Job24.it.  Forse il fatto che il Ministero degli Esteri del Governo Letta sia  in mano a una donna invoglierà nuove giovani a tentare il prossimo concorso per entrare in diplomazia,  si chiede l'autrice Isabella Fantigrossi.  E chissà che l'energica ministra Emma Bonino non metta mano - finalmente - anche al gender gap in ambasciata...   

 

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Categorie: Lavori in corso

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14 maggio 2013 - 12:04

Il lato B / Si fa presto a dire badante: in uno studio del Censis conciliazione, welfare e altre storie di lavoro che cambia

CaregiverSi fa presto a dire badante. O colf. O baby sitter. L'aiuto domestico, oltre a essere un bacino occupazionale rilevante (i collaboratori familiari sono 1 milione 655mila, 77,3% dei quali stranieri e sono aumentati del 53% rispetto al 2001),  é una delle mille sfaccetture della questione conciliazione. Perchè (non nascondiamoci dietro le parole) quando si dice famiglia, in Italia,  é di donne e del loro tempo di vita che si parla. E oggi più che mai il problema dell'assistenza ad anziani, bambini, casa incrocia anche il tema della crisi e del lavoro che sparisce. Come pure quello del welfare e del suo costo.
Se ne é interessato oggi il Censis , presentando a Roma uno studio, realizzato in collaborazione con l'Ismu e il ministero del Lavoro, da cui risulta che nel 2030 serviranno altri 500mila collaboratori familiari. Da una parte. Perchè dall'altra  metà delle famiglie (il 49,4%) sa che la necessità di un aiuto  in casa crescerà in termini di ore extra o di numero di persone, ma che sarà sempre più difficile poterselo permettere. E il 41,7% pensa addirittura che dovrà rinunciarci. 
Già oggi, in piena recessione, dice il Censis, la maggioranza delle famiglie  (56,4%) non ce la fa più a far fronte  a una spesa che incide per il 29,5% sul suo reddito.  Solo il 31,4% riesce a ricevere - oggi - una qualche forma di contributo pubblico, che di solito rientra nella categoria dell’accompagnamento (19,9%).  Il 48,2% ha ridotto i consumi pur di mantenere in casa la tata dei bambini, la colf 0 o la badante dei nonni, il 20,2% ha intaccato i propri risparmi, il 2,8% si è dovuto addirittura indebitare. Il 15% delle famiglie  (ma al Nord la percentuale arriva al 20%) sta  considerando l’ipotesi che un componente della stessa rinunci al lavoro per prendere il posto del collaboratore.  Indovinate quale si sacrifica, di solito.

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Categorie: Il lato B

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24 aprile 2013 - 13:31

Reality Job - Tormentoni in politica come in azienda: é di moda condividere, anzi Con-dividere. Date retta a Bertolino...

Si è condiviso un po' di tutto in questi ultimi mesi,  scrive, anzi, di più, recita Enrico Bertolino nel suo consueto audiopost online su Job24.it. Verbo tra più inflazionati, nota Enrico, soprattutto durante l'interminabile elezione del Presidente della Repubblica, con scelte più o meno condivisibili tra i partiti e l'applauso finale (quasi) condiviso. Senza dimenticare, tra l'altro, che questa é l'era condivisa da due Papi. Ma é altrettanto vero che "condividere" si declina parecchio anche in azienda. E in tutti i tempi e i modi: "condividere una decisione, ad esempio, in aziendalese latino mediterraneo può voler dire che nessuno si assume la responsabilità da solo"; teoria , soluzione o proposta condivisibili sono"termini più o meno uguali per dissimulare una bocciatura a breve di tutte e tre ed il ripristino o l'applicazione dell'idea o soluzione originaria, guarda caso, la stessa di prima (candidatura Presidente Napolitano docet )".  E via così per paradossi, passando per la "posizione condivisa" per arrivare alla leadership con-divisa  e al modello Pd : con-divisioni...Ascoltate l'audiopost !

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Categorie: RealityJob

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23 aprile 2013 - 13:25

Il lato B / Nati ieri: auguri a Job20, portale brianzolo del lavoro che non é Job24 (ma tanto potè il refuso...)

MonzaVillaRealeE' online un nuovo portale del lavoro, dedicato ai giovani , con il commendevole intento di alzare i tassi degli occupati e far calare quelli dei non e dei Neet facendo incontrare domanda e offerta sul territorio della Brianza nonchè coinvolgendo, come é giusto, anche la scuola.  Nato grazie allo sforzo comune delle locali Confindustria ,  Camera di Commercio e Provincia, conta già sull'adesione di  22 istituti superiori e 19 Centri di Formazione Professionale.
Il sito si chiama Job20 e la scelta del nome non può che lusingare noi  che un canale lavoro chiamato "Job" qui al Sole 24 Ore lo facciamo  da sei anni, e quindi non possiamo non sentirci un  po' fratelli maggiori e anche - ci venga perdonata l'immodestia - un po' modello del nuovo nato brianzolo. Ci incoraggia a pensarlo anche l' articolo comparso sul portale Monza e Brianza News da cui abbiamo appreso or ora la notizia , intitolato : Nasce Job24, il portale tutto brianzolo per il trova lavoro. Job24????
Che dire? Solo questo: che se si é noti , anzi, popolari , sono cose che succedono. Altrimenti no. E volendo esagerare un po', citando Vasco, quando si parla di Job "siamo solo noi"...Ciò detto, benvenuto Job20!
Approfitto per segnalare che su Job24.it, quello non nato ieri e non all'ombra della suggestiva Villa Reale e del Duomo longobardo , é online una bella storia  di Emma Lupano sui progetti della Cina per diventare la nuova meta degli studenti di tutte le età che ambiscono a una formazione internazionale. Ne vogliono attrarre  500mila nelle loro scuole e università, e al  Politecnico di Milano i cinesi hanno spiegato, insieme al prorettore per la Cina del Polimi Giuliano Noci , come si sono attrezzati per riuscirci da qui al 2020. 
Aggiornamento del pomeriggio: i colleghi di Mbnews.it  hanno rivisto il titolo e con simpatia e fair play piuttosto rari in Rete ultimamente, linkano il post di JobTalk :-)  

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Categorie: Il lato B

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15 aprile 2013 - 13:25

Il lato B / Il valore del lavoro (e della passione) val bene il Colle: chi vota Gino Strada e Gabanelli vota prima di tutto il cv

Quirinarie-candidati_470x305Ancora sul valore del lavoro, e sul lavoro fatto con passione. Tra i dieci candidati alla Presidenza della Repubblica, designati dai votanti delle Quirinarie indette in Rete dal M5S con il sistema del Liquid Feedback (che, per inciso, gli "stellini"  non sono i soli ad usare come metodo consultivo-partecipativo)  figurano anche Gino Strada e Milena Gabanelli. Medico chirurgo prima di tutto lui, giornalista tv prima di tutto lei, con un'altra scelta distintiva in comune. Quella di  essersi autoespulsi e di buon grado  dai luoghi e da modi usuali del loro mestiere, per andarlo a praticare in un "altrove" che sono gli scenari di guerra più difficili l'uno, l'autoproduzione televisiva collettiva indipendente l'altra.
Chi nei giorni scorsi , digitando sulla tastiera, ha proposto proprio loro due per impersonare la più alta carica dello Stato li ha scelti per le loro caratteristiche di eccellenza professionale: competenza, passione, etica miscelate in parti uguali. L'impegno civico e la vis polemistica vengono in secondo piano. Chi sa fare bene il suo lavoro e lo fa con passione saprà farne bene anche l' altro, pensano gli elettori liquidi della Rete, quello XXXL, da mission impossible, che gli affideremo. Non é detto che sia (o che sia sempre) così, e molto é già stato scritto e dichiarato  sul tema nei mesi passati. Qualche volta le uscite in tema di politica del severo e generoso dottor Strada sono perlomeno improvvide. E fiuto giornalistico-investigativo, coraggio ostinato, accuratezza e team leadership come li possiede Gabanelli possono non funzionare o non bastare dove servono esperienza instituzionale ed altre bussole più iniziatiche come sistema di orientamento.
Un segnale però mi sembra chiaro, e anche curioso. Per non dire positivo, il che non é poco di questi tempi.  Chi non crede più nella politica crede nel lavoro, in quello fatto bene e con una partecipazione che guarda oltre il sè; e se e quando può farlo lo elegge (il verbo qui é davvero perfetto)  a qualità superiore.  Da premiare con il massimo della fiducia, fino a catapultarlo sulle alte vette, anzi"sul Colle" e rivestirlo di un ruolo salvifico. Sarà perché é diventato così raro da incontrare nei nosti ambienti e ambiti di attività di ogni giorno ( e quando c'è non é detto che sia pure riconosciuto e remunerato)  allora il lavoro appassionato e ben fatto ci sembra davvero eccezionale.           

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Categorie: Il lato B

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12 aprile 2013 - 13:51

Il lato B / Ricominciamo dal valore del lavoro (fatto bene) e del talento (dovunque si trovi): la ricetta di Milano é la stessa di Marck Zuckerberg

 LavagnaleoE se la ripresa cominciasse da qui? Così chiudevo l'articolo - online su Job24.it - sull'esperienza di "Patrimonio milanese" che, approfittando della settimana del design di Milano, quella che mette in circolazione anche fisica per la città energie e entusiasmo e idee giovanili, ha lanciato un progetto urbano di scouting di massa del talento e della passione per il lavoro.  
Nei due giorni di raccolta di segnalazioni - documentate con foto e scritta a cura del promotore su una lavagna old fashioned, in stridente contraltare con le forme fantasiose e multicolori esposte tutto intorno - alla Fondazione Ferré,  ospite dell'iniziativa, sono arrivati oltre 200 nomi. Lavagnapeople
Musei, bar, laboratori, studi professionali, luoghi dove si fa musica o cultura, negozi, redazioni, associazioni no profit, scuole.   Nodi di una costituenda mappa urbana del nuovo lavoro, che é nuovo non perché é flessibile, parcellizzato, networkizzato, liquido, precario, social. Ma perché é fatto con passione e da chi é in grado  di trasmetterla agli altri, i quali , a loro volta, sono capaci di captarla e riconoscerla.

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Categorie: Il lato B

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5 aprile 2013 - 13:32

Il lato B / Ma il materasso...le idee imprenditorali sono nell'aria, c'è chi le respira (e chi no)

MaterassoQuesta mattina ascoltavo in disparte alcuni colleghi discutere sulla bontà delle idee imprenditoriali (anche balzane) che una volta realizzate fanno profitti, e della predisposizione o meno (chiamiamola coraggio, oppure improntitudine) a metterle in pratica. La conclusione a cui il capannello pre-caffè é arrivato é che se in Italia queste success story succedono (l'assonanza é voluta..) meno di frequente che altrove, il motivo é prima di tutto culturale. Vale a dire, in America o nei Paesi anglosassoni c'é la propensione a pensare  in modo imprenditoriale e a scrutare la realtà come una miniera  a cielo aperto di opportunità sfruttabili come business. Basta captarle e riconoscerle come tali. Da noi invece no. Noi mediterranei, credo si intenda,  figli della Provvidenza manzoniana (lombardi inclusi, quindi); noi il non prodotto di insegnamenti protestanti o addirittura calvinisti che ti allenano a pensare prima per te, poi agli altri e poi a beneficiare dell'approvazione divina. Che, alla fine, cadrà e andrà a vantaggio di tutti .
E' vero solo in parte. Come pure é soltanto un aspetto della questione il problema  - che viene sempre avanzato in questi casi - dell'accesso difficile al credito, accesso diventato inesistente o quasi nell'era del credit crunch. I capitali, di provenienza  bancaria oppure venture o da incentivo pubblico-comunitario - sono una sfida (serissima e imprescindibile) ma che attiene alla seconda fase. La pre-condizione é, comunque, l'idea, con la sua concreta traduzione in un prodotto o un servizio che effettivamente interessi a qualcuno (meglio se a tanti). 
Non credo che lo svantaggio sia una questione di Dna quanto, piuttosto, un fattore ambientale, ma più banale dell' argomento" culturale" . E' la capacità, e forse serve un extra come l'ostinazione, di amare, difendere e portare avanti la propria idea contro i professionisti dello scoraggiamento, i benpensanti, i benaltristi, i conservatori senza si e senza ma. Ovunque si muova, il portatore sano di idee se ne trova intorno un esercito, in gruppo o alla spicciolata, una vocina sussurrante o  uno stadio pieno. In Italia capita più che altrove e, con la crisi (é normale) si tende a dargli retta più di prima, questo sì. La killer app invece é ascoltarli, ma poi tirare dritto. L'idea é mia, il rischio pure, mica tuo, e me lo prendo. Io. Arrivederci.
A proposito di Micolchon1influenze latitudinali, leggeteonline su Job24.it  la storia singolare ma furba di Francisco da Salamanca. Circola in Rete da qualche giorno: é l'ultra50enne che, licenziato da un'azienda che faceva letti, ha inventato il materasso-cassaforte, target i connazionali (sempre più numerosi: pare siano un milione)  che non si fidano delle banche. Hanno il sonno disturbato dagli incubi sulla Troika. Sono diventati bancomat-aholici. Quindi pensano che si dorma meglio distesi sui risparmi anzicchè sulle molle o sul lattice magnificato dalle videopromozioni. Lattice arricchito (almeno lui). 
Nota poi una cosa interessante nell'intervista di Roberto Pellegrino, il senor Francisco: ".. le statistiche dicono che sono i Paesi poveri ad avere più imprese private, mentre, da quanto leggo sulle riviste di economia, Svezia, Danimarca, Francia e Germania, nazioni più ricche, hanno una bassa percentuale di imprenditori". Tra l'altro, é una cosa vera.  

  

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Categorie: Il lato B, JobImpresa

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4 aprile 2013 - 15:57

Il lato B / Ragazzi padri: prima le donne "con" bambini. Ma a dimettersi dal lavoro adesso (in Lombardia) sono anche i papà

Prima le donne e i bambini. Anzi, prima le donne con i bambini. La regola vale ancora per le  lavoratrici mamme che, in troppe,   continuano a dare le dimissioni  nel primo anno di vita del bimbo. La novità, e non é di quelle belle, é che la regola stessa comincia a riguardare anche i lavoratori uomini padri.  Sono 55, per esempio, quelli che nel 2012 hanno lasciato il lavoro nella affluente e organizzata Lombardia. Pochi? Dipende: nel 2011 i papà dimissionari erano stati appena 5.   Nel linguaggio senza sfumature dei numeri  l' incremento é del 1000%.  Il 56% dei genitori ha "abbandonato" per la carenza di servizi (853 casi), 1011 per l'assenza di una rete familiare di supporto, 584 per la mancata concessione del part-time o di un orario flessibile e 323 per i costi di assistenza, non sostenibili. I dati li ha appena diffusi il Coordinamento Donne e Pari opportunità' della Cisl Lombardia.
Complessivamente, le dimissioni di padri e di madri sono state 4980,  l'11,3% in più dell'anno precedente. ''Nonostante le risorse messe a disposizione dalla Regione sul tema della conciliazione lavoro-famiglia", é il commento della responsabile del Coordinamento Rita Brembilla, che chiosa: bisogna fare di più. Potenziare i servizi per la prima infanzia e affrontare il tema delle rette degli asili nido pubblici. Bella sfida per gli enti, in tempi di spending review. E nota anche, Rita Brembilla, come il dato dei padri che abbandonano l'impiego venga a confermare una tendenza economico- culturale:  la conciliazione tra tempi di lavoro e di cura sta assumendo un dimensione sempre più familiare. Il problema non é più solo delle donne, questo é il segnale.  La condivisione dei carichi c'è, insomma. Ma non  é quella che volevamo.

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3 aprile 2013 - 14:49

JobComics / Tempi confusi : la vignetta di Pat Carra per JobTalk

Patcarrachil'havistoTempi confusi...

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Categorie: JobComics

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2 aprile 2013 - 13:39

Dr Job - Reintegrato anch'io? No, tu no: le prime decisioni in materia di licenziamenti individuali

Santonocito-25-marzo-480--169x126Niente ripescaggio del lavoratore, per esempio,  se la violazione disciplinare e il conseguente licenziamento riguardano il sesso praticato in orario di lavoro.  Su quattro dei primi giudizi pronunciati dai Tribunali italiani in applicazione del nuovo processo del lavoro, in due casi la reintegra del lavoratore é stata stabilita, in due casi invece no. La disamina dei fatti, a cura del Dr Job conclude la serie delle videointerviste online su Job24.it e dei post collegati, tutto a cura degli avvocati giuslavoristi dello Studio Trifirò.
di Claudio Ponari - Trifirò & Partners Avvocati - TrifiroPartners su Twitter
A distanza di otto mesi dall’entrata in vigore della Legge 92/2012 è possibile fare un bilancio delle prime decisioni che hanno applicato la nuova disciplina dell’art. 18  dello Statuto dei lavoratori.
Ebbene, ad una prima impressione si potrebbe essere tentati dal citare – come qualche commentatore ha già fatto - Tomasi di Lampedusa: “bisogna che tutto cambi perché tutto resti come prima”. Infatti, benché l’art. 18 S.L. sia stato sensibilmente modificato, nella pratica sembra sia cambiato ben poco.
1. La prima decisione che merita di essere ricordata è del Tribunale di Milano che in data 28 gennaio 2013 si è pronunziata in un caso di licenziamento disciplinare.
Nella fattispecie il lavoratore era stato licenziato perché nel mentre era alla guida di un furgone aziendale aveva sorpassato altri veicoli, nel traffico, investendo un'altra vettura e così determinando gravi danni ed esponendo a grave rischio la vita di terze persone coinvolte nel sinistro, secondo quanto contestato dal datore di lavoro.

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Categorie: Dr Job

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30 marzo 2013 - 10:29

Se lavoro non ce n'é, e il futuro é un buco nero in fondo al tram...il cv atipico di Enzo Jannacci su Job24.it

Jannacci2-169Ma c'è anche Vincenzina che vuol bene alla fabbrica, quelli che da tre anni fanno un lavoro d'equipe convinti d'essere stati assunti da un'altra ditta, oh yes, e il tassativo vengo anch'io, no tu no...C'é il lavoro, c'è la Milano al rallentatore che non c'è più, definitivamente esodata dagli happy hour, dal teamwork e dal networking "H24". Quella della nebbia e dei bar tabacchi e del posto che prima o poi  si trovava (" potevi dirlo prima") , anche se era  duro e nessuno si domandava se con quello ci si realizzava oppure no.  Un film in bianco e nero; però in questo sabato mattina di pioggia plumbea, con la città che  ricorda un po' Blade Runner ,  il futuro ci sembra ancora un buco nero in fondo al tram.  La parola "lavoro" cosa le fa venire in mente,  aveva chiesto a Enzo Jannacci Fabrizio Buratto quando a Job24.it  decidemmo di fargli scrivere il cv atipico. Lui aveva risposto: paura. "La paura che io ho provato, perché ero un precario di ora in ora. Non avevo il tempo indeterminato; sono arrivato ad un punto in cui stavo attaccato al telefono, aspettando che qualcuno mi chiamasse, sia come musicista che come medico. Quando squillava, alzavo la cornetta e senza ascoltare la proposta dicevo subito: "Sì". Il cv atipico di Enzo Jannacci é sempre online qui, corredato da intervista, doppia,  sul lavoro nelle canzoni di Enzo Jannacci:

 
   
 

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Categorie: Il lato B

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22 marzo 2013 - 10:51

Dr Job / Il processo Fornero secondo i giudici: prime considerazioni + nuovo videotutorial su Job24.it

 Secondo post sul nuovo processo del lavoro. "Ma davvero l’art. 18 è stato modificato?" si chiedeLavoro-processo-312-199 in conclusione l'avv Beretta dello studioTrifirò, dopo  avere esaminato le fasi e i tempi del rito Fornero e analizzato il primo caso di licenziamento, disposto dal Tribunale di Bologna. Su Job24.it é online il videotutorial n.2 (correlato anche il video numero 1)
a cura di Stefano Beretta -  Trifirò & Partners Avvocati - TrifiroPartners su Twitter 1.- La prima fase nel giudizio di primo grado. È la fase più delicata perché contenuta, sulla carta, in tempi brevi e perché definita con ordinanza immediatamente esecutiva..
Già sulla conduzione del processo sono sorti  problemi e divergenze.
Si è subito discusso sull’obbligatorietà del procedimento:  chi impugna il licenziamento deve necessariamente farlo secondo le regole del processo Fornero?
Il Tribunale di Firenze risponde di no. Quindi, a Firenze, chi impugna il licenziamento può farlo o con il processo Fornero o con il normale processo del lavoro, a propria scelta.
A Milano non è così.
Un’ordinanza del 30 agosto 2012 ha ritenuto obbligatorio il processo Fornero per le impugnazioni dei licenziamenti e ha “trasformato”, d’ufficio, il ricorso depositato secondo le regole del processo ordinario in ricorso “Fornero.
Insomma: confusione che nasce già nella scelta del tipo di procedimento.
La legge, sul punto, nulla dice con chiarezza, limitandosi, nelle linee guida, a parlare di “procedimento giudiziario specifico”: ma la “specificità” non significa, in effetti, “obbligatorietà” del processo e lascia spazio a ogni soluzione.
2. – Il procedimento nella prima fase. Anche qui sarebbe stata auspicabile maggiore chiarezza. La legge dice che il giudice ha ampi poteri istruttori e può decidere, omettendo ogni formalità nella trattazione della causa.
Ciò ha fatto ritenere al Tribunale di Milano che, nella prima fase, la controversia può essere “definita allo stato degli atti” (cioè, senza alcuna indagine istruttoria), essendo “necessario privilegiare le esigenze di celerità e speditezza” (ordinanza 13 settembre 2012).
Domanda spontanea: non sarebbe preferibile privilegiare le esigenze di rendere una decisione giusta?

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Categorie: Dr Job

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19 marzo 2013 - 16:46

JobFiction / Re-nato pastore, l'ultimo: il lavoro più bello del mondo é quello che ami. Ma non é detto che duri

  Milano_piazza_duomo_pecoreQual é il lavoro più bello del mondo? E' quello che ami e che hai scelto. Per Renato,  Re- nato pastore nomade con gregge itinerante secondo le stagioni  tra le Prealpi bergamasche e la periferia di Milano, il lavoro più desiderabile é il suo. Quanti di noi potrebbero, in tutta sincerità, dire la stessa cosa? Ieri sera sono andata al cinema Mexico a vedere "L'ultimo pastore", il film di Marco Bonfanti,  giovane regista documentarista, quello che ha girato con 700 pecore in Piazza del Duomo e per questo l'estate scorsa é finito in tutti i telegiornali. 
Il colpo d'occhio degli ovini che si muovono come un'onda ipnotica  con lo sfondo delle guglie, in effetti, é impagabile. Ma lo é ancora di più - ed é proprio questo il senso che non mi aspettavo di trovare - il racconto di una esperienza umana contemporanea in cui vita e mestiere sono una cosa sola. Ma che mostra, allo stesso stempo, tutte le contraddizioni del lavoro che cambia, per diventare che cosa non si sa ancora. 
Sul suo cammino verso Milano centro, dove Renato Zucchelli deve concludere la missione che si é dato, ovvero  far incontrare gli scolari di una scuola urbana con il gregge che a malapena sanno che cos'è, il pastore metropolitano racconta, passo dopo passo, il suo sogno di bambino trasformato con pacata cocciutaggine  in realtà. Perchè nel 2013 la felicità di lavorare realizzato può anche non essere far carriera in Google, ma stare, se davvero ti piace, con le pecore e il cane che non ti tradiscono come gli umani, all'aria aperta, dove le giornate non sono mai una uguale all'altra. Mica come in fabbrica o in ufficio, dice lui. Poi la sera, in baita, a coltivare persino il gaì, la lingua arcaica e segreta dei pastori, nota  a non più di dieci individui al mondo (pare) e conservata registrata  su un magnetofono a nastro anteguerra. 
Poesia bucolico-nostalgica? Retorica facile animalista-green ? Tutt'altro:  il lavoro di pastore in effetti rende bene perché Renato vende pecore ai kebab house e alle macellerie halal dove la carne ovina é molto richiesta. Mantiene in una bella casa accogliente ai confini della metropoli una famiglia numerosa di quattro figli, spalleggiato da una moglie concreta e comprensiva che amministra il lato business della pastorizia, giostrando tra ordinazioni,  carte e permessi con piglio manageriale. Forse il secondo dei ragazzi, che a scuola é pluriripetente ma a sedici anni sa già quello che vuole, cioè  lavorare con gli animali, felpa e jeans semicalati come tutti i coetanei prenderà come un testimone il bastone del pastore e terrà vivo il gregge e magari anche il gaì.  Eppure. Eppure  non é certo quanto - e se - tutto questo durerà: l'urbanizzazione anno dopo anno si mangia prati e sentieri intorno alla città, i passaggi su cui transumare il gregge si chiudono, diventano strade di cemento, uffici di vetro open space e aeroporti, il consumo vorace di suolo costringe pecore e pecoraio a fare giri sempre più tortuosi per vivere.  L' Expo 2015 non si nomina ma aleggia,  gli automobilisti imobilizzati in coda sulla superstrada dalla fiumana belante si imbestialiscono e si fanno lupi. Forse la crisi fermerà, se  non le polveri sottili  e il rumore, l'avanzata impetuosa dei kebab. Sulla narrazione limpida di Renato scende un'ombra,  la tristezza che noi lavoratori moderni ingrigiti indoor conosciamo bene si affaccia. Nemmeno il mestiere di pastore é a tempo indeterminato, in prospettiva, e non garantisce  il passaggio generazionale.  Non aspettiamoci soluzioni in salsa decrescita  felice&greenjobs e nemmeno il lieto fine, da questo piccolo film. Dobbiamo accontentarci della  magia surreale del sagrato del Duomo assediato da pecore e agnelli e cani, rincorsi dai bambini cittadini che non credono ai loro occhi, rincorsi da Renato, rincorso dalla cinepresa di Marco Bonfanti e dalle telecamere dei Tg.

 

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Categorie: Il lato B, JobFiction

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18 marzo 2013 - 11:10

Dr Job / Il processo del lavoro secondo Fornero: i fondamentali + videotutorial su Job24.it

Beretta-santo-169In un post del  Dr Job le linee guida del nuovo processo del lavoro, in base alla legge in vigore da luglio 2012 (quella che modifica l'articolo 18)  e qualche considerazione sui due aspetti più discussi del nuovo rito:  l'incertezza  interpretativa e la velocità, che, conti alla mano, sostiene il Dr Job, é solo apparente. Sul canale lavoro  Job24.it un ampio videotutorial in tre puntate a cura di Trifirò &Partners. La prima é online  
a cura di Stefano Beretta -  Trifirò & Partners Avvocati - TrifiroPartners su Twitter La Legge 28 giugno 2012 n. 92 prevede espressamente (art. 1 lett. c.) “un procedimento giudiziario specifico per accelerare la definizione delle relative controversie”, nel contesto dell’adeguamento al “mutato contesto di riferimento” della disciplina del licenziamento.
Dunque: un processo specifico per le cause di licenziamento; un processo moderno (adeguato “al mutato contesto di riferimento”); un processo celere. Queste le previsioni.
1) Prima considerazione: è coerente la previsione di una fase così celere con la possibilità di introdurre la causa a  molti mesi di distanza dal licenziamento?
La riforma si applica ai processi instaurati dopo l’entrata in vigore della riforma stessa, ma, in una fase transitoria, i processi possono riguardare anche i licenziamenti intimati prima. Tali licenziamenti hanno la seguente tempistica: impugnazione entro 60 giorni e deposito del ricorso entro 270 giorni. Per i licenziamenti intimati dopo l’entrata in vigore della Legge Fornero, i tempi sono comunque lunghi, poiché ai 60 giorni si sommano i 180 giorni (e, quindi, in totale, 8 mesi) che possono trascorrere prima del deposito del ricorso.
Che senso ha, allora, prevedere un procedimento celere e, soprattutto, sommario e, nel contempo, consentire che una causa può essere proposta anche dopo 240 giorni (o 330 giorni in una fase transitoria)?
Vedremo poi se il processo è davvero breve.

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Categorie: Dr Job

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16 marzo 2013 - 15:37

Donne & Potere / Il cv atipico di Laura Boldrini su Job24.it

Laura_boldrini__03-169x126Il cv atipico di Laura Boldrini, da oggi terza donna chiamata a6f2a7b53-e94f-4fb2-b4a7-ddd1914eebfb_500 presiedere la Camera dei deputati, su Job24.it l'8 febbraio 2010, quando era  portavoce in Italia dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite. L'avevo incontrata qualche mese prima alla Comunità di Capodarco di Fermo, dove era relatrice al seminario Redattore Sociale. Mi avevano colpito, allora, di questa giovane signora sorridente ma decisa, oltre all'esperienza di lavoro e all'efficacia messa in campo in situazioni delicate e spinose, di cui già si sapeva, la concretezza, la disponibilità e la simpatia. Queste qualità umane e professionali le serviranno tutte. Buon lavoro Presidente Laura!

 Il cv atipico di...Laura Boldrini, portavoce in Italia dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite - Job24.it
 Laura Boldrini: «Mi è capitato di trovarmi in situazioni di pericolo, a volte non ci si accorge neppure»

   

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Categorie: Carriere all'estero

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8 marzo 2013 - 13:36

Il lato B / Meglio della mimosa c'é una infografica. Con il punto esclamativo!

Per chi come me  detesta la mimosa, maleodorante e polverosa, per chi pensa che ogni data del calendario sia buona per occuparsi delle donne, per un blog che parla di lavoro, niente di meglio , l'8 marzo, che far parlare  una bella infografica. Europea. Potremmo esercitarci a farne anche una italiana, ma é un pensiero da guastafeste. Quando l'ho vista, però, questa figura del lavoro e non lavoro e lavoro così così delle donne, mi sono tornati in mente quegli album da ritagliare di quando ero bambina, con le sagome tratteggiate. In effetti, andrebbe "cut and pasted" e conservata. Da guardare - e leggere con una sola occhiata - tutti i santi giorni. Donne al lavoro! Il punto esclamativo parla come un programma. Un incitamento. Un grido di battaglia: al lavoro per cambiarli, questi numeri! Punto  e basta.

Infografica donne eu

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Categorie: Donne&Lavoro, Il lato B

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4 marzo 2013 - 14:26

Il lato B / Femminismo dell'obbligo

Non gioverà all'immagine planetaria  delle dirette interessate. Non piacerà alle loro spesso accanite sostenitrici nei meeting sul bello del pink power, e ancora meno alle militanti pro-quota.  Ma dalla Sheryl L_marissa_mayer_yahoo_technologycontrapposizione managerial- di genere del momento - oggi é sviscerata in ben tre pagine  su La Repubblica - tra Marissa Mayer, ad di Yahoo, killer giustiziera del telelavoro in  azienda, e Sheryl Sandberg, che in un libro (inedito per ora) esorta le donne a "Farsi avanti", ma sostanzialmente facendo conto sulle proprie energie (risorsa non illimitata, come tutte noi, comprese le più inossidabili,  prima o poi realizziamo) mi pare emerga una dura verità: essere femministe non é obbligatorio.

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Categorie: Donne & Potere, Il lato B

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