17 maggio 2013 - 13:20
Lavori in corso / Diplomazia italiana: sempre più donne e sempre più brave al concorso. Ma poi la carriera é un'altra cosa...
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Categorie: Lavori in corso
22 maggio 2013 - 14:30
Nel giorno in cui il Presidente del consiglio Letta si presenta al Consiglio europeo a Bruxelles, con la missione di convincerlo a rilanciare la politica comune in favore
dell'occupazione giovanile, il rapporto annuale dell'Istat diffonde i nuovi disastrosi dati nazionali. Il report si concentra ancora una volta sull'aumento dei giovani Neet - "Not in Education, Employment or Training". L'acronimo é in ingese, in Spagna li chiamano da tempo Ni-ni. Ma é in Italia, dove i ragazzi che non stanno né lavorando né formando sono arrivati a 2milioni 250mila che si trova la quota record per l' Europa: 23,9%. All'Istat oggi ne risultano 95 mila in più nel solo 2012 e +391mila dal 2008).
A rendere ancora meglio l'idea ci pensano le infografiche, come questa di marzo 2013 tratta dal sito Debating Europe . Qui il dato sui Neet non é aggiornato per l'Italia e la media Ue27 é fissata al 13,2%. Però, nel commplesso, emerge senza sfumature il quadro europeo della "Lost generation", con il confronto (impietoso per noi) con le percentuali occupazionali giovanili nordiche, più qualche altro focus interessante. Per esempio quello sullo stage che, scelto dal 19% dei giovani europei in mancanza di alternative di lavoro retribuito o ripetuto 5 volte o anche più dal 9%, diventa, anche a livello continentale, quello che non dovrebbe essere: un surrogato no-cost del primo impiego. Un alibi. O un parcheggio abusivo.
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Categorie: Il lato B
Di cosa parliamo quando parliamo di lavoro? Prendiamo in prestito (e lo distorciamo) il titolo di un bel libro di Raymond Carver. Lì i racconti parlavano d’amore. E il lavoro, proprio come l'amore, che ci sia o no, é un argomento che interessa tutti e su cui tutti hanno qualcosa da dire.
17 maggio 2013 - 13:20
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Categorie: Lavori in corso
14 maggio 2013 - 12:04
Si fa presto a dire badante. O colf. O baby sitter. L'aiuto domestico, oltre a essere un bacino occupazionale rilevante (i collaboratori familiari sono 1 milione 655mila, 77,3% dei quali stranieri e sono aumentati del 53% rispetto al 2001), é una delle mille sfaccetture della questione conciliazione. Perchè (non nascondiamoci dietro le parole) quando si dice famiglia, in Italia, é di donne e del loro tempo di vita che si parla. E oggi più che mai il problema dell'assistenza ad anziani, bambini, casa incrocia anche il tema della crisi e del lavoro che sparisce. Come pure quello del welfare e del suo costo.
Se ne é interessato oggi il Censis , presentando a Roma uno studio, realizzato in collaborazione con l'Ismu e il ministero del Lavoro, da cui risulta che nel 2030 serviranno altri 500mila collaboratori familiari. Da una parte. Perchè dall'altra metà delle famiglie (il 49,4%) sa che la necessità di un aiuto in casa crescerà in termini di ore extra o di numero di persone, ma che sarà sempre più difficile poterselo permettere. E il 41,7% pensa addirittura che dovrà rinunciarci.
Già oggi, in piena recessione, dice il Censis, la maggioranza delle famiglie
(56,4%) non ce la fa più a far fronte a una spesa che incide per il 29,5% sul suo reddito. Solo il 31,4% riesce a ricevere - oggi - una qualche forma di contributo pubblico, che di solito rientra nella categoria dell’accompagnamento (19,9%). Il 48,2% ha ridotto
i consumi pur di mantenere in casa la tata dei bambini, la colf 0 o la badante dei nonni, il 20,2% ha intaccato i propri
risparmi, il 2,8% si è dovuto addirittura indebitare. Il 15% delle famiglie (ma al Nord la
percentuale arriva al 20%) sta considerando l’ipotesi che un componente della stessa rinunci al lavoro per prendere il posto del collaboratore. Indovinate quale si sacrifica, di solito.
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Categorie: Il lato B
24 aprile 2013 - 13:31
Si è condiviso un po' di tutto in questi ultimi mesi, scrive, anzi, di più, recita Enrico Bertolino nel suo consueto audiopost online su Job24.it. Verbo tra più inflazionati, nota Enrico, soprattutto durante l'interminabile elezione del Presidente della Repubblica, con scelte più o meno condivisibili tra i partiti e l'applauso finale (quasi) condiviso. Senza dimenticare, tra l'altro, che questa é l'era condivisa da due Papi. Ma é altrettanto vero che "condividere" si declina parecchio anche in azienda. E in tutti i tempi e i modi: "condividere una decisione, ad esempio, in aziendalese latino mediterraneo può voler dire che nessuno si assume la responsabilità da solo"; teoria , soluzione o proposta condivisibili sono"termini più o meno uguali per dissimulare una bocciatura a breve di tutte e tre ed il ripristino o l'applicazione dell'idea o soluzione originaria, guarda caso, la stessa di prima (candidatura Presidente Napolitano docet )". E via così per paradossi, passando per la "posizione condivisa" per arrivare alla leadership con-divisa e al modello Pd : con-divisioni...Ascoltate l'audiopost !
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Categorie: RealityJob
23 aprile 2013 - 13:25
E' online un nuovo portale del lavoro, dedicato ai giovani , con il commendevole intento di alzare i tassi degli occupati e far calare quelli dei non e dei Neet facendo incontrare domanda e offerta sul territorio della Brianza nonchè coinvolgendo, come é giusto, anche la scuola. Nato grazie allo sforzo comune delle locali Confindustria , Camera di Commercio e Provincia, conta già sull'adesione di 22 istituti superiori e 19 Centri di Formazione Professionale.
Il sito si chiama Job20 e la scelta del nome non può che lusingare noi che un canale lavoro chiamato "Job" qui al Sole 24 Ore lo facciamo da sei anni, e quindi non possiamo non sentirci un po' fratelli maggiori e anche - ci venga perdonata l'immodestia - un po' modello del nuovo nato brianzolo. Ci incoraggia a pensarlo anche l' articolo comparso sul portale Monza e Brianza News da cui abbiamo appreso or ora la notizia , intitolato : Nasce Job24, il portale tutto brianzolo per il trova lavoro. Job24????
Che dire? Solo questo: che se si é noti , anzi, popolari , sono cose che succedono. Altrimenti no. E volendo esagerare un po', citando Vasco, quando si parla di Job "siamo solo noi"...Ciò detto, benvenuto Job20!
Approfitto per segnalare che su Job24.it, quello non nato ieri e non all'ombra della suggestiva Villa Reale e del Duomo longobardo , é online una bella storia di Emma Lupano sui progetti della Cina per diventare la nuova meta degli studenti di tutte le età che ambiscono a una formazione internazionale. Ne vogliono attrarre 500mila nelle loro scuole e università, e al Politecnico di Milano i cinesi hanno spiegato, insieme al prorettore per la Cina del Polimi Giuliano Noci , come si sono attrezzati per riuscirci da qui al 2020.
Aggiornamento del pomeriggio: i colleghi di Mbnews.it hanno rivisto il titolo e con simpatia e fair play piuttosto rari in Rete ultimamente, linkano il post di JobTalk :-)
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Categorie: Il lato B
15 aprile 2013 - 13:25
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Categorie: Il lato B
12 aprile 2013 - 13:51
E se la ripresa cominciasse da qui? Così chiudevo l'articolo - online su Job24.it - sull'esperienza di "Patrimonio milanese" che, approfittando della settimana del design di Milano, quella che mette in circolazione anche fisica per la città energie e entusiasmo e idee giovanili, ha lanciato un progetto urbano di scouting di massa del talento e della passione per il lavoro.
Nei due giorni di raccolta di segnalazioni - documentate con foto e scritta a cura del promotore su una lavagna old fashioned, in stridente contraltare con le forme fantasiose e multicolori esposte tutto intorno - alla Fondazione Ferré, ospite dell'iniziativa, sono arrivati oltre 200 nomi.
Musei, bar, laboratori, studi professionali, luoghi dove si fa musica o cultura, negozi, redazioni, associazioni no profit, scuole. Nodi di una costituenda mappa urbana del nuovo lavoro, che é nuovo non perché é flessibile, parcellizzato, networkizzato, liquido, precario, social. Ma perché é fatto con passione e da chi é in grado di trasmetterla agli altri, i quali , a loro volta, sono capaci di captarla e riconoscerla.
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Categorie: Il lato B
5 aprile 2013 - 13:32
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Categorie: Il lato B, JobImpresa
4 aprile 2013 - 15:57
3 aprile 2013 - 14:49
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Categorie: JobComics
2 aprile 2013 - 13:39
Niente ripescaggio del lavoratore, per esempio, se la violazione disciplinare e il conseguente licenziamento riguardano il sesso praticato in orario di lavoro. Su quattro dei primi giudizi pronunciati dai Tribunali italiani in applicazione del nuovo processo del lavoro, in due casi la reintegra del lavoratore é stata stabilita, in due casi invece no. La disamina dei fatti, a cura del Dr Job conclude la serie delle videointerviste online su Job24.it e dei post collegati, tutto a cura degli avvocati giuslavoristi dello Studio Trifirò.
di Claudio Ponari - Trifirò & Partners Avvocati - TrifiroPartners su Twitter
A distanza di otto mesi dall’entrata in vigore della Legge 92/2012 è possibile fare un bilancio delle prime decisioni che hanno applicato la nuova disciplina dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.
Ebbene, ad una prima impressione si potrebbe essere tentati dal citare – come qualche commentatore ha già fatto - Tomasi di Lampedusa: “bisogna che tutto cambi perché tutto resti come prima”. Infatti, benché l’art. 18 S.L. sia stato sensibilmente modificato, nella pratica sembra sia cambiato ben poco.
1. La prima decisione che merita di essere ricordata è del Tribunale di Milano che in data 28 gennaio 2013 si è pronunziata in un caso di licenziamento disciplinare.
Nella fattispecie il lavoratore era stato licenziato perché nel mentre era alla guida di un furgone aziendale aveva sorpassato altri veicoli, nel traffico, investendo un'altra vettura e così determinando gravi danni ed esponendo a grave rischio la vita di terze persone coinvolte nel sinistro, secondo quanto contestato dal datore di lavoro.
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Categorie: Dr Job
30 marzo 2013 - 10:29
Ma c'è anche Vincenzina che vuol bene alla fabbrica, quelli che da tre anni fanno un lavoro d'equipe convinti d'essere stati assunti da un'altra ditta, oh yes, e il tassativo vengo anch'io, no tu no...C'é il lavoro, c'è la Milano al rallentatore che non c'è più, definitivamente esodata dagli happy hour, dal teamwork e dal networking "H24". Quella della nebbia e dei bar tabacchi e del posto che prima o poi si trovava (" potevi dirlo prima") , anche se era duro e nessuno si domandava se con quello ci si realizzava oppure no. Un film in bianco e nero; però in questo sabato mattina di pioggia plumbea, con la città che ricorda un po' Blade Runner , il futuro ci sembra ancora un buco nero in fondo al tram. La parola "lavoro" cosa le fa venire in mente, aveva chiesto a Enzo Jannacci Fabrizio Buratto quando a Job24.it decidemmo di fargli scrivere il cv atipico. Lui aveva risposto: paura. "La paura che io ho provato, perché ero un precario di ora in ora. Non avevo il tempo indeterminato; sono arrivato ad un punto in cui stavo attaccato al telefono, aspettando che qualcuno mi chiamasse, sia come musicista che come medico. Quando squillava, alzavo la cornetta e senza ascoltare la proposta dicevo subito: "Sì". Il cv atipico di Enzo Jannacci é sempre online qui, corredato da intervista, doppia, sul lavoro nelle canzoni di Enzo Jannacci:
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Categorie: Il lato B
22 marzo 2013 - 10:51
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Categorie: Dr Job
19 marzo 2013 - 16:46
Qual é il lavoro più bello del mondo? E' quello che ami e che hai scelto. Per Renato, Re- nato pastore nomade con gregge itinerante secondo le stagioni tra le Prealpi bergamasche e la periferia di Milano, il lavoro più desiderabile é il suo. Quanti di noi potrebbero, in tutta sincerità, dire la stessa cosa? Ieri sera sono andata al cinema Mexico a vedere "L'ultimo pastore", il film di Marco Bonfanti, giovane regista documentarista, quello che ha girato con 700 pecore in Piazza del Duomo e per questo l'estate scorsa é finito in tutti i telegiornali.
Il colpo d'occhio degli ovini che si muovono come un'onda ipnotica con lo sfondo delle guglie, in effetti, é impagabile. Ma lo é ancora di più - ed é proprio questo il senso che non mi aspettavo di trovare - il racconto di una esperienza umana contemporanea in cui vita e mestiere sono una cosa sola. Ma che mostra, allo stesso stempo, tutte le contraddizioni del lavoro che cambia, per diventare che cosa non si sa ancora.
Sul suo cammino verso Milano centro, dove Renato Zucchelli deve concludere la missione che si é dato, ovvero far incontrare gli scolari di una scuola urbana con il gregge che a malapena sanno che cos'è, il pastore metropolitano racconta, passo dopo passo, il suo sogno di bambino trasformato con pacata cocciutaggine in realtà. Perchè nel 2013 la felicità di lavorare realizzato può anche non essere far carriera in Google, ma stare, se davvero ti piace, con le pecore e il cane che non ti tradiscono come gli umani, all'aria aperta, dove le giornate non sono mai una uguale all'altra. Mica come in fabbrica o in ufficio, dice lui. Poi la sera, in baita, a coltivare persino il gaì, la lingua arcaica e segreta dei pastori, nota a non più di dieci individui al mondo (pare) e conservata registrata su un magnetofono a nastro anteguerra.
Poesia bucolico-nostalgica? Retorica facile animalista-green ? Tutt'altro: il lavoro di pastore in effetti rende bene perché Renato vende pecore ai kebab house e alle macellerie halal dove la carne ovina é molto richiesta. Mantiene in una bella casa accogliente ai confini della metropoli una famiglia numerosa di quattro figli, spalleggiato da una moglie concreta e comprensiva che amministra il lato business della pastorizia, giostrando tra ordinazioni, carte e permessi con piglio manageriale. Forse il secondo dei ragazzi, che a scuola é pluriripetente ma a sedici anni sa già quello che vuole, cioè lavorare con gli animali, felpa e jeans semicalati come tutti i coetanei prenderà come un testimone il bastone del pastore e terrà vivo il gregge e magari anche il gaì. Eppure. Eppure non é certo quanto - e se - tutto questo durerà: l'urbanizzazione anno dopo anno si mangia prati e sentieri intorno alla città, i passaggi su cui transumare il gregge si chiudono, diventano strade di cemento, uffici di vetro open space e aeroporti, il consumo vorace di suolo costringe pecore e pecoraio a fare giri sempre più tortuosi per vivere. L' Expo 2015 non si nomina ma aleggia, gli automobilisti imobilizzati in coda sulla superstrada dalla fiumana belante si imbestialiscono e si fanno lupi. Forse la crisi fermerà, se non le polveri sottili e il rumore, l'avanzata impetuosa dei kebab. Sulla narrazione limpida di Renato scende un'ombra, la tristezza che noi lavoratori moderni ingrigiti indoor conosciamo bene si affaccia. Nemmeno il mestiere di pastore é a tempo indeterminato, in prospettiva, e non garantisce il passaggio generazionale. Non aspettiamoci soluzioni in salsa decrescita felice&greenjobs e nemmeno il lieto fine, da questo piccolo film. Dobbiamo accontentarci della magia surreale del sagrato del Duomo assediato da pecore e agnelli e cani, rincorsi dai bambini cittadini che non credono ai loro occhi, rincorsi da Renato, rincorso dalla cinepresa di Marco Bonfanti e dalle telecamere dei Tg.
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Categorie: Il lato B, JobFiction
18 marzo 2013 - 11:10
In un post del Dr Job le linee guida del nuovo processo del lavoro, in base alla legge in vigore da luglio 2012 (quella che modifica l'articolo 18) e qualche considerazione sui due aspetti più discussi del nuovo rito: l'incertezza interpretativa e la velocità, che, conti alla mano, sostiene il Dr Job, é solo apparente. Sul canale lavoro Job24.it un ampio videotutorial in tre puntate a cura di Trifirò &Partners. La prima é online
a cura di Stefano Beretta - Trifirò & Partners Avvocati - TrifiroPartners su Twitter La Legge 28 giugno 2012 n. 92 prevede espressamente (art. 1 lett. c.) “un procedimento giudiziario specifico per accelerare la definizione delle relative controversie”, nel contesto dell’adeguamento al “mutato contesto di riferimento” della disciplina del licenziamento.
Dunque: un processo specifico per le cause di licenziamento; un processo moderno (adeguato “al mutato contesto di riferimento”); un processo celere. Queste le previsioni.
1) Prima considerazione: è coerente la previsione di una fase così celere con la possibilità di introdurre la causa a molti mesi di distanza dal licenziamento?
La riforma si applica ai processi instaurati dopo l’entrata in vigore della riforma stessa, ma, in una fase transitoria, i processi possono riguardare anche i licenziamenti intimati prima. Tali licenziamenti hanno la seguente tempistica: impugnazione entro 60 giorni e deposito del ricorso entro 270 giorni. Per i licenziamenti intimati dopo l’entrata in vigore della Legge Fornero, i tempi sono comunque lunghi, poiché ai 60 giorni si sommano i 180 giorni (e, quindi, in totale, 8 mesi) che possono trascorrere prima del deposito del ricorso.
Che senso ha, allora, prevedere un procedimento celere e, soprattutto, sommario e, nel contempo, consentire che una causa può essere proposta anche dopo 240 giorni (o 330 giorni in una fase transitoria)?
Vedremo poi se il processo è davvero breve.
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Categorie: Dr Job
16 marzo 2013 - 15:37
Il cv atipico di Laura Boldrini, da oggi terza donna chiamata a
presiedere la Camera dei deputati, su Job24.it l'8 febbraio 2010, quando era portavoce in Italia dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite. L'avevo incontrata qualche mese prima alla Comunità di Capodarco di Fermo, dove era relatrice al seminario Redattore Sociale. Mi avevano colpito, allora, di questa giovane signora sorridente ma decisa, oltre all'esperienza di lavoro e all'efficacia messa in campo in situazioni delicate e spinose, di cui già si sapeva, la concretezza, la disponibilità e la simpatia. Queste qualità umane e professionali le serviranno tutte. Buon lavoro Presidente Laura!
Il cv atipico di...Laura Boldrini, portavoce in Italia dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite - Job24.it
Laura Boldrini: «Mi è capitato di trovarmi in situazioni di pericolo, a volte non ci si accorge neppure»
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Categorie: Carriere all'estero
8 marzo 2013 - 13:36
Per chi come me detesta la mimosa, maleodorante e polverosa, per chi pensa che ogni data del calendario sia buona per occuparsi delle donne, per un blog che parla di lavoro, niente di meglio , l'8 marzo, che far parlare una bella infografica. Europea. Potremmo esercitarci a farne anche una italiana, ma é un pensiero da guastafeste. Quando l'ho vista, però, questa figura del lavoro e non lavoro e lavoro così così delle donne, mi sono tornati in mente quegli album da ritagliare di quando ero bambina, con le sagome tratteggiate. In effetti, andrebbe "cut and pasted" e conservata. Da guardare - e leggere con una sola occhiata - tutti i santi giorni. Donne al lavoro! Il punto esclamativo parla come un programma. Un incitamento. Un grido di battaglia: al lavoro per cambiarli, questi numeri! Punto e basta.
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Categorie: Donne&Lavoro, Il lato B
4 marzo 2013 - 14:26
Non gioverà all'immagine planetaria delle dirette interessate. Non piacerà alle loro spesso accanite sostenitrici nei meeting sul bello del pink power, e ancora meno alle militanti pro-quota. Ma dalla
contrapposizione managerial- di genere del momento - oggi é sviscerata in ben tre pagine su La Repubblica - tra Marissa Mayer, ad di Yahoo, killer giustiziera del telelavoro in azienda, e Sheryl Sandberg, che in un libro (inedito per ora) esorta le donne a "Farsi avanti", ma sostanzialmente facendo conto sulle proprie energie (risorsa non illimitata, come tutte noi, comprese le più inossidabili, prima o poi realizziamo) mi pare emerga una dura verità: essere femministe non é obbligatorio.
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Categorie: Donne & Potere, Il lato B