09/07/09

Dirty Job / Non ci resta che il casting: Arnald intervista in esclusiva (?) Michael W Colletti

IMG_0947 Ma non li si può lasciare soli un attimo questi ragazzi co-blogger...Guardate che zingarata in stile situazionista ha combinato Arnald, vignettista di JobArt e pubblicitario di mestiere, mentre io

me sto tranquilla in vacanza (ebbene sì..). In realtà Arnald non è nuovo a queste cose: suoi sono i finti cartelli di recruiting surreale sparsi in giro per Roma questa primavera. A chi si domanda: che cosa c'entra questo con un blog sul lavoro rispondo: c'entra. C'entra con il merito. C'entra con le opportunità di accesso al mondo del lavoro per i giovani, con quelle che "Michael" nell' intervista (?)chiama le scorciatoie. C'entra soprattutto e tristemente con le donne. C'entra con i book che prendono il posto dei curriculum come se niente fosse. I casting, o le parodie degli stessi, quello dei colloqui. dL'intento provocatorio-spettacolare-iperbolico è evidente, i contenuti fanno pensare. Più di tanti articoli e blablabla nei convegni rituali e sponsorizzati, magari servirà. Non solo a strappare un sorriso
di Arnald.-    Il 2 luglio del 2009 sui muri di Roma sono comparse decine di locandine  che pubblicizzavano un casting per i palazzi politici italiani , previsto per l’8 luglio in un noto locale della movida romana. A piazzarle su tutti i muri, un certo Michael W Colletti, fotografo sconosciuto fino a quel momento, ma che nel giro di 24 ore, grazie al tam tam scatenato da facebook e dalla rete in generale, è finito sotto gli occhi di migliaia di utenti e sulle pagine di molti quotidiani nazionali. Nel giorni successivi si scopre che Michael W Colletti è un personaggio inventato da alcuni ragazzi, professionisti della DSC_0901 comunicazione e interpretato da un giovane attore . Gli autori dell’operazione, volevano prendersi gioco di tutti i giovani vittime e complici di un sistema che mette al primo posto la mercificazione di se stessi, del proprio corpo e del proprio futuro. L’operazione ha avuto un successo tale da spingere Michael e il suo staff a un’apparizione pubblica domenica 5 Luglio per le strade del centro di Roma . Un bagno di folla che si è ripetuto l’8 luglio, sera del casting, al Beba do Samba nel quartiere San Lorenzo.
Pubblichiamo, in esclusiva su JobTalk, l’intervista a Michael W Colletti:

Arnald:  Ciao Michael.

Michael: Ciao Arnald.

A: Allora Michael, parlaci un po’ di te. Da dove vieni?

M: Vengo dalle menti di alcuni ragazzi stanchi della nostra politica e di un mondo del lavoro umiliato quotidianamente da fatti al limite del surreale.

A: A cosa ti riferisci?

M: Al velinismo, naturalmente, che ormai occupa tutte le camere del potere

A: Amorale?

M: Più che altro scandaloso, perché è dura alzarsi ogni mattina e lottare con onestà per realizzarsi nel lavoro e vedere che basta fare due moine (si fa per dire) e sculettare nei posti giusti per accedere a ruoli ben al di là della ragazza immagine.

A: Dunque, l’idea di un finto casting…

M: All’inizio doveva essere così. C’è chi dice che volevamo semplicemente divertirci (e in effetti lo abbiamo fatto), ma la realtà è diversa: il nostro obiettivo non è certo umiliare le persone, ma evidenziare che si è perso ogni rapporto con la realtà, perché il lavoro non è più pensato come qualcosa che si costruisce giorno per giorno, tutti cercano una scorciatoia. Volevamo punire le mamme che spingono le proprie figlie a mercificarsi pur di accedere ai bagni dei locali trendy per una tiratina di neve e una foto in prima pagina.

A: E direi che ci siete riusciti, visti i tanti messaggi di persone realmente interessate alla nostra operazione.

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JobArt / Imprenditoria femminile? La vignetta di Andrea Pedrazzini

Precaria colf fissa

08/07/09

Dr Job / Tutto sul lavoro intermittente (o a chiamata)

Dr Job è a cura di Anna Marino

di  Giuseppe Buscema Consulente del lavoro.- Lavoro intermittente, un contratto poco utilizzato ma in alcuni casi molto utile per gestire improvvise assenze o picchi di lavoro. Il contratto di lavoro intermittente, detto anche a chiamata, è una particolare tipologia di rapporto di lavoro subordinato che consente prestazioni lavorative discontinue o intermittenti, peraltro limitate ai casi ammessi in via legislativa o dalla contrattazione collettiva. In buona sostanza, instaurato il rapporto di lavoro, le obbligazioni delle parti (datore di lavoro per quanto concerne la retribuzione, lavoratore relativamente alla prestazione) insorgono a seguito della chiamata. La regolamentazione normativa è contenuta negli articoli da 33 a 40 del D.Lgs. n.276/2003. La legge n.247/2007 aveva previsto l’abrogazione del contratto, ma con l’entrata in vigore del decreto legge 26 giugno 2008 n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono state ripristinate le previgenti disposizioni con conseguente possibilità di ricorrere nuovamente a tale forma contrattuale. In particolare, il ripristino di tale contratto è contenuto all’articolo 39 comma 11 del D.L. n. 112/2008 che espressamente prevede che dalla data di entrata in vigore del decreto n.112 si applicano gli articoli 33 e seguenti del D.Lgs. n.276/2003.
 Il contratto può essere instaurato a tempo indeterminato o determinato e deve essere stipulato in forma scritta ai fini della prova. In particolare, dovranno essere indicati:
a) durata ed ipotesi, oggettive o soggettive, che consentono la stipulazione del contratto;
b) luogo e la modalità della disponibilità, eventualmente garantita dal lavoratore, e del relativo preavviso di chiamata del lavoratore che in ogni caso non può essere inferiore a un giorno lavorativo;
c) il trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita e, se prevista, la relativa indennità di disponibilità;
d) indicazione delle forme e modalità, con cui il datore di lavoro è legittimato a richiedere l'esecuzione della prestazione di lavoro, nonché delle modalità di rilevazione della prestazione;
e) i tempi e le modalità di pagamento della retribuzione e della indennità di disponibilità;
f) le eventuali misure di sicurezza specifiche necessarie in relazione al tipo di attività dedotta in contratto.

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07/07/09

Diari / Che cosa coltivare a 18 anni (...per trovarsi bene dopo)

Il diarista ingegnere imprenditore Ascanio riferisce di una serata di formazione informale tenuta da un consulente di quelli noti davanti  a un pubblico, immagino, di 30-40enni, visto che la sede era Assolombarda. Grazie ad Ascanio per averci "girato" questa roadmap, letta però come guida per i più giovani. Di lui, che queste tappe le ha percorse più o meno tutte quante (o sbaglio?) e quindi parla da fratello più grande, ci fidiamo anche più che del guru...

di Ascanio Orlandini.- Settimane fa ho partecipato ad una piacevole iniziativa del Gruppo Giovani di Assolombarda, a Milano, denominata “Cenacolo d’impresa”. Iniziativa che prevede l’invito a cena di persone interessanti con cui vengono intavolati discorsi altrettanto interessanti. Ospite della serata era Roger Abravanel, divenuto famoso al largo pubblico per la sua trattazione della meritocrazia, persona che non richiede ulteriori presentazioni sia perché già ben noto a molti, sia perché si presenta benissimo da solo .
Ma non è di meritocrazia che voglio qui riferire, ma del contenuto di due slide che ci sono state mostrate in seguito all’aprirsi di un piccolo dibattito. I contenuti di quelle due pagine mi hanno fatto riflettere in quei momenti e mi sono tornate in mente in questi giorni, forse per via degli esami di maturità. Il tema è cosa dovrebbe coltivare un giovane di 18 anni nel momento in cui completa le scuole superiori e guarda con ambizione al suo futuro.
Secondo Abravanel, otto sarebbero i valori da perseguire.
Il primo, l’indipendenza dalla famiglia. Dire no al familismo/nepotismo, sentirsi responsabili di sé stessi e capire quanto si vale veramente.
Il secondo, ricercare l’eccellenza nell’università, quale passaporto per il successo professionale e primo passo per costruire veramente il proprio futuro. Università che non va necessariamente cercata vicino a casa, ma seguendo le proprie passioni e vocazioni, cercando quindi l’eccellenza sia per sé stessi che per il contesto in cui ci si pone, rifuggendo compromessi.
Il terzo, coltivare una passione vera.
Il quarto, diventare cittadini del mondo, imparando a comprendere le diversità e studiando la lingua inglese, puntando a conoscerla come l’Italiano.
Il quinto, non evitare le difficoltà ma affrontarle, perseverare, non mollare mai.
Il sesto, iniziare a restituire alla famiglia, allo stato, alla società.
Il settimo, cercare e trovare un mentore.
L’ottavo, imparare le “life skill”,  le “abilità per la vita”, secondo la definizione dell’OCSE, che  sarebbero le seguenti.
Autoconsapevolezza: riconoscere i propri punti di forza e di debolezza, desideri ed insofferenze, mettere a fuoco il proprio sistema di valori.

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05/07/09

JobArt / Orario clandestino: la vignetta di Arnald

Clandestini_bassa Perfidamente amara, la vignetta di Arnald... di sicurezza sul lavoro & donne, invece c'è da leggere su Job24.it...

01/07/09

JobManga / Office lady, occhi spalancati sul mondo del lavoro

Yumi  Rieccolo il lavoro nei fumetti, Liliana l'esperta ci parla ancora dei manga e di come spalancano gli occhi sul mondo chiuso delle office lady, competitivo, regolatorio e nonnista tra colleghe. Approfitto dell'intro per segnalare su Job24.it oggi  l'articolo su donne e sicurezza, con la nuova lettura di genere dei rischi sul lavoro introdotta dal Testo Unico e spiegata da Alessandra Servidori, consigliera nazionale di parità e anche lei esperta di JobTalk (il blog dove si parla di donne senza singhiozzi e invettive)

di Liliana Bossi.-“… Non mi piace quando una donna si da tanto da fare arrivando anche a negare la propria femminilità..” così esordisce Yumi Nogawa co-protagonista nel primo volume di Hattarakiman – Tokyo Style di Moyoco Anno. Stiamo parlando di una femminilità orientale, che riprende il modello geisha: la donna esiste principalmente per fare felice l’uomo anticipandone e soddisfacendone tutti i desideri. La stessa Yumi, parlando di se stessa e del suo approccio al lavoro, sempre in Hattarakiman – Tokyo Style, dice “.. In principio avevo paura perché non riuscivo a farmi accettare (è una giornalista sportiva ndr).. poi mi sono resa conto che dipendeva  dal mio troppo pensare a non farmi scavalcare dai maschi.. così ho cercato di mostrarmi premurosa e sensibile così che tutti mi considerassero una ragazza da trattare con gentilezza e Regole - 2 delicatezza..”  
Il rapporto di lavoro tra donne, e soprattutto l’atteggiamento verso il capo uomo, è ben descritto in un altro manga famoso: il giapponese Curopa, in italiano Clover, di Toriko Chiya, iniziato nel 1997 e oggi arrivato al 19 tankobon (in nome con cui si chiamano i volumi in Giappone, veri e propri libri di oltre 100 pagine tutti a fumetti ndr).
Clover è la storia di tre ragazze, Saya, Ririka e Kazuyo ambientata in quello che viene definito il mondo delle Office Lady, giovani impiegate e segretarie di solito alle dipendenze in un solo dirigente maschio. Seguendo la protagonista principale, Saya, scopriamo un mondo tutto femminile dove vige una gerarchia ferrea (le più anziane, quelle da più tempo in azienda, godono di privilegi ufficialmente riconosciuti) e il fenomeno del nonnismo di militare memoria è una prassi quotidiana alla faccia della solidarietà femminile.

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30/06/09

GlobTalk /Donne, giovani e mondo arabo punto 2.0. e una regina su Twitter

  Mediarabi Al Convegno”Osservatorio sui Media del Mediterraneo” organizzato mercoledì 24 giugno da Promos- Azienda Speciale della Camera di Commercio di Milano per le attività internazionali  in collaborazione con Meet the Media Guru e Creative Commons, JobTalk c'era. Con l'esperta d'area Antonella: sei già una follower dei "cip" della Regina Rania ?
di Antonella Appiano.-  Incontro Mohamad Khawaja, in un salotto del palazzo dei Giureconsulti. Lo saluto con masah-l-khayr, al quale lui risponde sorridente masah-l-nur. Entusiasta e pieno di energia, il Direttore giordano del Queen Rania Centre for Entrepreneurship racconta, spiega. “Credo nello sviluppo dei Nuovi Media, nella ricerca e innovazione della tecnologia”. E in questo panorama come s’inserisce la donna?  “Il mio Paese presta molta attenzione alle donne e ai giovani. Nel 2010 e il 2011, per esempio, sono previsti due progetti specifici per l’imprenditoria. Uno “al femminile” l’altro dedicato ai ragazzi”. Mohamad Khawaja sottolinea anche “il ruolo dell’Università di Amman, polo di formazione qualificato con un’alta partecipazione di ragazze” e ricorda che “la Regina Rania è impegnata nel campo della promozione femminile anche attraverso nuovi media come You Tube  e Twitter.
Senza dubbio dal 2004, come scrive il ricercatore Augusto Valeriani “facendo zapping fra i canali del satellite arabo colpisce la massiccia presenza di donne. Annunciatrici, reporter, conduttrici”.  “In Giordania - puntualizza Mohamad Kharaja, il numero delle giornaliste è ancora inferiore a quello dei colleghi maschi. Ma, nello spazio virtuale, le blogger sono in aumento. Oggi, circa il 40 per cento”. Gli internauti giordani, come nel resto del mondo, promuovono l’anticonformismo informativo e scrivono soprattutto in inglese (in gergo Bridgeblogger) per comunicare oltre frontiera”. Nella blogosfera giordana c’è da perdesi. Fra le giovani donne mi colpisce Lina Ejilat, giornalista e scrittrice ventiseienne di Damasco con il diario virtuale “Into the Wind” . La rete dei blogger del sud del Mediterraneo non si limita, ovvio, alla Giordania ma si estende dal Marocco al Golfo, in continua espansione.

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27/06/09

GlobTalk / “Rifugiati Football Club”, la multiculturalità della squadra e l'arte di saper fare i passaggi

RIFUGI~1 Non è l'Utopia, nota Fabrizio che ha letto per noi questo "Rifugiati football club"di  Warren St. John, è lo schema, sempre difficile da mettere in campo, dell' integrazione. Si parla di calcio, ma si potrebbe parlare di azienda, e senza scomodare guru e consulenti. Al gioco serve chi segna e serve chi fa i passaggi. Una vita da mediano, come direbbe Ligabue, forse non dà la celebrità, ma merita comunque un premio
di Fabrizio Buratto.- Luma Mufleh, una ragazza georgiana di ottima famiglia, va a studiare negli USA e decide di rimanervi perché sente quella cultura più vicina alla sua sensibilità e al suo concetto di libertà, contro il parere della sua famiglia. Un giorno, nel parcheggio vicino ad un supermarket mediorientale, vede un gruppo di ragazzini giocare a calcio, scopre che sono dei rifugiati e nel 2004 mette insieme la squadra giovanile dei Fugees, di cui diviene allenatrice, andando incontro a mille difficoltà, fra le quali la perdita del lavoro. Se non fosse una storia vera, sarebbe un romanzo inverosimile, invece “Rifugiati football club”, edito da Neri Pozza, è il frutto di mesi di lavoro sul campo – e in questa sede l’espressione è davvero appropriata – di Warren St. John, reporter del New York Times che ha presentato il libro a Milano insieme al giornalista sportivo Darwin Pastorin.
Il romanzo intreccia tre storie: quella della coach Luma, quella dei ragazzini calciatori e quella di Clarkston, la cittadina di Atlanta nello stato della Georgia, designata nel 1990 come centro di accoglienza dei rifugiati di guerra. Sono stati i ragazzini scappati dalle guerre in Iraq, Afghanistan, Sudan, Congo, Kossovo, Bosnia – per citare quelle di cui i media si occupano o si sono occupati – a portare il calcio nel sud degli States, dove lo sport principale è il baseball, mentre il calcio è considerato un passatempo da poveri. Clarkston, nel giro di un decennio, ha cambiato fisionomia: vicino alle chiese svettano le sinagoghe, i ristoranti sono diventati multietnici e c’è una scuola frequentata da bambini di cinquanta nazionalità diverse.
Non si tratta dell’isola di Utopia, però; l’integrazione è difficile, non tanto fra gli americani e i fugees, i rifugiati, quanto piuttosto fra etnie diverse. La coach Luma riesce a far convivere in squadra ben più di Jersey_s primedonne capricciose: ragazzini appartenenti all’etnia tutsi e hutu, iracheni e afgani, tutti rispettosi delle medesime regole: “Non cerco superstar. Cerco giocatori che abbiano voglia di imparare. Chi non segue le regole è fuori dalla squadra. Ci sono un sacco di ragazzi che vogliono giocare. Se seguite le regole vi divertirete parecchio.”  E vediamo alcune di queste regole: “Mi comporterò bene in campo e fuori. Non fumerò. Non mi drogherò. Non berrò alcool. Non metterò incinta nessuna. Non dirò parolacce. I miei capelli saranno più corti di quelli del mio allenatore. Sarò sempre in orario.” Regole, lavoro, impegno. E altruismo. Senza questi elementi vincere è impossibile, nella vita, nel lavoro e nello sport; il talento non basta. Luma non smette mai di ricordarlo, nemmeno quando un ragazzo segna un goal spettacolare “danzando e dribblando i difensori uno dopo l’altro prima di appoggiare al palla in rete”. Nell’esultare volge lo sguardo all’allenatrice, in attesa di un complimento. E Luma gli urla: “Ma un passaggio lo sai fare?”

26/06/09

Il lato B / Sulla pensione delle donne una proposta che arriva dalle donne. E una dei giovani che circola in Internet

Ieri la Commissione europea ha richiamato ancora una volta l'Italia ad adeguarsi alla sentenza della Corte di Giustizia della Ue sull'età pensionabile delle donne nel settore pubblico, in nome del principio della parità di trattamento economico tra uomini e donne. Questa mattina il ministro Sacconi si pronuncerà sulle intenzioni del Governo. Ma intanto le proposte alternative fioccano, viaggiano nella Rete , animano incontri. Alla questione delle donne si affianca quella dei giovani. E' urgente di una riforma del welfare che tenga conto della  situazione di lavoro discontinuo delle nuove generazioni, per le quali la pensione non è detto sia garantita. Nè presto nè tardi. 
Partiamo dalle donne. Scambiare l'innalzamento dell'età pensionabile con un nuovo welfare per la cura che tenga conto dell'impegno delle donne e del prezzo pagato in termini di partecipazione al lavoro e di carriera è il succo di una proposta che arriva dalle sociologhe milanesi Marina Piazza e Anna Ponzellini e da Anna Soru sotto l'ombrello diActa, l'Associazione consulenti del terziario avanzato, molto grintosa negli ultimi mesi nella difesa dei diritti dei nuovi lavorori autonomi (la galassia delle  partite Iva, in espansione).  La proposta sarà presentata lunedì 29 giugno a Milano in via Melloni 3 ore 9 e discussa con Pietro Ichino, Giuliano Cazzola, Cgil Cisl e Uil. Vale la pena andare e sentire. Io ci sarò, a moderare e poi riferire su Job24.it e sul blog. Se ne  riparla il 3 luglio a Verona a un convegno Cisl.
La riforma prospettata dalle sociologhe  e dalle partite Iva prevede da una parte  lo spostamento graduale di un paio d'anni dell'età minima per il pensionamento femminile. Lo scivolamento in avanti avverrebbe  all'interno di una reintroduzione del pensionamento flessibile per tutti già previsto nella riforma Dini del 1995 ( e in questa direzione va anche la proposta di Giuliano Cazzola). Contemporaneamente, si dà la disponibilità a un riequilibrio del sistema del welfare che riconosca diritti sociali anche al lavoro di cura di figli e anziani, non solo al lavoro retribuito, e non solo alle donne. In cambio, si chiedono supporti per questi "caregivers universali" attraverso un sistema di supporto al lavoro familiare ridisegnato completamente e sostenuto da tre leve: 1. indennità di maternità universale. 2. riforma dei congedi parentali prolungati e con remunerazione al 69% del salario o del reddito per gli autonomi. 3. crediti di cura ai fini pensionistici attraverso contributi figurativi indipendente dallo stato del lavoratore (dipendente, autonomo, occupato, disoccupato).  Per approfondire e capire come le promotrici pensano di attaure e  finanziare gli inteventi, qui c'è la proposta. Scarica il Pdf
Sulle pensioni si mobilitano anche i giovani, ma  in Internet . "Pensaci adesso" è un appello per la riforma del Welfare rivolta a governo e Parlamento, prima firmataria Alessia Mosca (Pd), che circola da qualche giorno e raccoglie firme  via email e commenti  sull'apposito  sito Internet. Qui si chiede l'innalzamento dell'età pensionabile attraverso l'introduzione della flessibilità in uscita su base volontaria e di  "altri interventi di riforma del sistema pensionistico, per renderlo più equo", al momento non meglio precisati. I risparmi ottenuti andranno, dicono i promotori, " reinvestiti per garantire la partecipazione al mondo del lavoro in condizioni più favorevoli ai giovani" soprattutto quelli che vivono una situazione di precarietà, e delle donne. Un po' poco, francamente: attendiamo sviluppi, in Rete o fuori.

25/06/09

Il lato B / Job24.it si rifà il look finalmente! Il restyling comincia con il Secretary Day

Segretaria Da ieri pomeriggio chi ha avuto la ventura o l'intenzione di passare o di  cliccare mirando dritto  sul canale lavoro de Il Sole 24 Ore Job24.it avrà trovato una sorpresa, spero gradita. Homepage tutta nuova ridisegnata per ospitare più contenuti e più  foto e allungare la vita sullo schermo alle notizie più interessanti (in quanti state ancora oggi leggendo il cv atipico di Vasco?),  rubrica nomine e blog con gli  aggiornamenti freschi in bella evidenza, mediacenter rinnovato con gli ultimi video audio e photogallery sempre in vista, tempi di scaricamento dimezzati....Altri cambiamenti verranno.
Intanto apriamo il nuovo corso con  il Secretary Day, che si sta svolgendo oggi in quasi contemporanea a Milano e Roma, promosso dalle amiche del network internettiano Secretary.it, community di 6200 assistenti di direzione.
Su Job24.it sono già online  i dati sul profilo e leretribuzioni delle assistenti di direzione che saranno presentati stasera alle 18 dall' Hotel NHOW Via Tortona, 35 a Milano. C'è la consigliera di parità (e coblogger di JobTalk) Alessandra Servidori, la delegata alle pari opportunità della Provincia di Milano Arianna Censi  e ci sono anch'io...

24/06/09

Capitalisti individuali? / Nasce Postilla, la blog community "meritocratica e democratica" dei professionisti

Anche i professionisti con o senza albo, ribattezzati "popolo delle partite Iva"dai media, quelli che su JobTalk chiamiamo i capitalisti individuali hanno il loro blog. Si definiscono una comunità meritocratica e democratica, speriamo di sì...Benvenuto nella blogosfera a Postilla! Interessanti i dati Doxa sul web 2.0
di Fabrizio Buratto.- Postilla,  neonato blog dal nome latineggiante presentato ieri a Milano, si pone un obiettivo ambizioso: “diventare il primo blog di professionisti fatto da professionisti per qualità dei temi trattati e di contatti”, secondo le parole di Donatella Treu, Ad di Wolters Kluwer Italia. In Postilla, per la verità, si trovano molte postille, in quanto strutturato come una blog community, o un blog network che dir si voglia, in sei categorie: fisco, diritto, lavoro, impresa, sicurezza e ambiente. I coblogger patentati sono già 37, ma Postilla è aperto ad altre candidature da parte di professionisti con le carte in regola. Il web 2.0 non mente: numero di accessi, post letti e numero di commenti sono dati inconfutabili. Per questo, secondo Fabio Missoli, responsabile eMarketing di Wolters Kluwer Italia, “Postilla è una comunità democratica e meritocratica in cui i blogger partono tutti alla pari e si dovranno conquistare l’attenzione dei naviganti proponendo post interessanti.” Un bell’impegno, si presuppone remunerato, considerato che, come si legge sul retro della cartella stampa, Postilla è un’iniziativa promossa da: Ipsoa, il Fisco, Cedam, Utet e Indicitalia.
Dove ci sono sponsor c’è una ricerca di mercato, in questo caso un’indagine condotta da Sergio Amati, Direttore Marketing DOXA, dal titolo “Italia 2.0, una analisi su comportamenti e atteggiamenti degli italiani nei confronti degli strumenti del web partecipativo.” Su 1.000 intervistati, il 34% conosce il web 2.0, in particolare facebook e youtube. Il 23% vi partecipa al 65% per vedere o condividere foto e video, mentre il 61% legge i blog e il 23% diviene parte attiva creando un proprio profilo. I dati più interessanti, in questa sede, sono due: il web 2.0 non è un fenomeno esclusivamente giovanile (gli utenti dai 25 ai 34 anni sono il 30%, quelli dai 35 ai 44 anni il 21% e quelli dai 45 ai 64 il 14%), e i blogger sono considerati attendibili a tal punto da influire sulle decisioni dell’utente-consumatore, che nel 76% dei casi legge i commenti dei suoi pari su prodotti, brand, o servizi (la qualità degli alberghi, per esempio). Il rapporto fra aziende e clienti, i rapporti interpersonali, l’editoria, il giornalismo, e il recruiting  stanno mutando con il diffondersi del web 2.0.
Ma c’è una forma di comunicazione – la 0.0 – che probabilmente non cambierà mai. Mi riferisco a quella post-presentazione di Postilla, identificabile in calce all’invito nella voce: “seguirà buffet e networking”.  In coda per il mio succo d’ananas – niente alcolici quando sono in servizio – non ho potuto fare a meno di sentire: “Che belle scarpe!” “Sì ma le ho messe stasera per la prima volta e mi fanno un male cane.” “Ti presento mio marito”. “Buoni questi pasticcini”. “Ma c’è solo spumante… e il vino rosso?” “Dove si prendono i piatti?” “Senza Kaka ci scordiamo la Champions”. Non saprei dire se si trattasse di working, sicuramente c’era del net.

23/06/09

Busta paga, bonus e benefit / Nel valzer dei dati una cosa è certa: le donne guadagnano meno degli uomini

 Carerladdergialla Presentata questa mattina alla Sda Bocconi a Milano, la ricerca di Hay Group sul pay gap non aggiunge granchè a quanto era già noto sulla termini di disparità salariale tra i sessi, ci riferisce Andrea Curiat che ci è andato, ha ascoltato e ci ha ragionato su, perchè sul blog le notizie non sono un prodotto  del "taglia e incolla" con le agenzie come quelle dei giornali cartacei, qui c'è un valore aggiunto. Una novità è l'analisi dei dati in base al contenuto della posizione professionale proposta da Hay Group.
La buona notizia è che la forbice si va restringendo, anche se nel lungo periodo. Quella cattiva, se vogliamo dirci europei, è che nella Ue le cose non vanno affatto bene in generale per le buste paga femminili. C'è chi fa anche peggio del 23% italiano. Altro che vie en rose.
Tabelle e numeri extra, più un articolo sul potenziale femminile e l'accesso negato alla formazione domani su Job24.it
di Andrea Curiat.- Il 7% in meno, secondo l’Istat. No, il 17%, stando ai dati Unioncamere 2008. Macché, l’8,75%: lo afferma una ricerca Isfol. Dall’Eurispes, però, assicurano che nel 2009 si può parlare di meno 16 per cento.
Bene, almeno una cosa è certa, e cioè che le donne guadagnano meno degli uomini… ma quanto in meno? Il problema principale, nell’analisi del cosiddetto “Gender pay gap”, sta proprio nell’ottenere dati omogenei prendendo a riferimento campioni diversi. I risultati, come dimostra questa rapida carrellata di dati, lasciano adito ad interpretazioni anche molto diverse tra loro.
La più recente indagine in merito, condotta dalla Sda Bocconi in collaborazione con Hay Group, è partita proprio da questa premessa: la necessità di trovare un ambito di indagine il più adatto possibile a restituire una fotografia veritiera della discriminazione salariale femminile. Per questo, gli analisti hanno abbinato alle due dimensioni analitiche tradizionali (livello occupazionale e settore di riferimento) una terza chiave di indagine, basata questa volta sulla complessità della posizione ricoperta, come risultante dagli avanzati criteri del gruppo Hay. L’analisi finale si basa su un campione 32mila osservazioni retributive annuali e 97 aziende fra Italia, Francia, Spagna, Belgio e Germania.
Quando si guarda alla retribuzione annua lorda, il gap salariale tra uomini e donne raggiunge il 23% in sfavore di queste ultime, una percentuale che è rimasta sostanzialmente stabile nel corso degli ultimi 4 anni. L’Italia, per una volta, non è il fanalino di coda d’Europa, poiché la differenza tra i sessi raggiunge il 27% in Spagna, il 29% in Belgio e addirittura il 42% in Francia. Andando a scomporre il dato per le singole aree professionali d’impiego, si ottiene un dislivello pari al 23,7% per i comparti commerciali, al 25% per lo staff e al 19% per i ruoli di linea nel 2008. I valori sono anche più elevati rispetto alle cupe stime di Unioncamere, e tracciano un quadro di forte disparità di trattamento economico tra i sessi.
Un ulteriore approfondimento per classi Hay, tuttavia, rivela un dislivello meno profondo di quanto ci si potrebbe aspettare. In altre parole, a parità di qualifiche, complessità della posizione ricoperta e anzianità dei singoli professionisti, il paygap si riduce notevolmente, sino a toccare l’1,9% per gli impiegati, il 3,6% per i quadri e il 3% per i dirigenti al femminile. Non proprio la parità salariale, ma quasi.

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JobArt / Figlia laureata, figlia svergognata : la vignetta di Andrea Pedazzini

Laurearsi
Ragazze non perdete tempo sui libri, non date retta a Draghi....!! Variante  femminile surreale della Generazione No future (o della Generazione  pennello..

Sullo stesso tema vedi anche Arnald,,,


22/06/09

JobCoach / Il rientro dalla malattia di Steve Jobs e il ritorno al lavoro di tutti i malati oncologici

Stevejobs C'è stata anche una bella notizia in questo  week end ed è il ritorno di Steve Jobs in ufficio alla Apple dall'assenza per malattia, a fine giugno. Part-time all''inizio, poi probabilmente in piena operatività. Motivazione, forza di volontà, ma anche condizioni ambientali e contrattuali favorevoli al rientro e al reinserimento aiutano chi è stato malato a riprendere la normalità. In questo Steve Jobs è proprio come uno qualunque di noi. La settimana scorsa anche Linda Giuva D'Alema aveva fatto dono, a chi l'ha voluta ascoltare, del racconto della sua esperienza, mai rivelata prima. Mi sembra il giorno giusto per proporre questa riflessione pragmatica di Luigi Ballerini. Però del tema dei diritti dei lavoratori malati oncologici JobTalk si occupa non da oggi.Le persone sono più importanti dei ranking. E' un'idea bizzarra?

UN LINK SULLO STESSO ARGOMENTO SCOVATO NELL RETE:Quando il cancro diventa una colpa?

di Luigi Ballerini.- La malattia, soprattutto quella oncologica, irrompe nella vita, improvvisamente, facendosi beffa di tutto quello che è stato seminato, coltivato, desiderato, fatto oggetto di impegno e lavoro fino a quel momento. Tutto diventa secondario, improvvisamente smette di esistere, la malattia diventa l’orizzonte totalizzante della persona. Di colpo la vita si arresta: i nostri appuntamenti, i meeting, le trasferte, i programmi per le vacanze, tutto viene annullato e si entra in un vortice fatto di esami, farmaci, medici e ospedali. E’ come se qualcosa desse una martellata al nostro orologio: di colpo interrompe il tempo, le lancette si bloccano al momento della diagnosi e da lì in poi non esisterà altro che la malattia.
E’ quello che chiamo il primo tempo della cura, quello in cui si affronta e combatte la malattia.
Ma quando si è ripreso un vigore sufficiente arriva un secondo momento, in cui si cambia marcia, perché cambia radicalmente il concetto di cura. Se prima si è curata la malattia ora si deve curare lo stato, completo o parziale, di salute. Cura come prendersi cura, come favorire condizioni che permettano al soggetto di aprire l’orizzonte, di tornare a pensare il tempo come fonte di beneficio, in ultima analisi a pensare di essere ancora felice. E all’interno di questo rinnovato concetto di cura che bisogna favorire un precoce re-inserimento nel mondo del lavoro, se auspicato dal soggetto.
Facilitare la ripresa del lavoro significa favorire precisi passi di pensiero che potremmo esplicitare in questo modo:

  •  Io non sono la malattia che ho avuto    
  • Il tempo riprende ad avere senso per me (le lancette dell’orologio ripartono
  • Essere (o essere stato malato) non significa sentirmi malato
  • La malattia non ha vinto, io sono ancora io
  • Posso contribuire alla costruzione di qualcosa di comune trovando soddisfazione dal mio operare.

E’ necessario che il soggetto  incontri forme contrattuali e forme di socialità aziendale che favoriscano il suo reingresso precoce, il più precoce possibile, dopo la condizione acuta di malattia. Che il suo ripartecipare alla vita lavorativa attiva sia permesso senza discriminazioni o umiliazioni.

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19/06/09

Diari / "Pirelli racconti di lavoro. Uomini, macchine, idee”. A parlar di "fabbrica" nella Sala della Regina di Montecitorio

3 - Settimo Torinese Un altro modo di raccontare il lavoro. Ce lo riporta Loredana Oliva, che l'altro ieri è andata alla presentazione di un libro sulla Pirelli, a Roma. Il parterre di relatori era notevole, il volume deve essere bello davvero. Anche qui spunta una novella (di Gadda)  con il lavoro al centro...
di Loredana Oliva. Sembrava un po’ strano sentir parlare di fabbrica, senza aggettivi o complementi di specificazione indispensabili - come fabbrica delle idee, fabbrica creativa, fabbrica come cantiere dell’innovazione - mercoledì 17 giugno a Roma nella Sala della Regina a Montecitorio. Su invito del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, si è parlato della Pirelli, per la presentazione del libro "PIRELLI RACCONTI DI LAVORO. Uomini, macchine, idee”.
Insieme con la parola  fabbrica, si sono ascoltate altre parole come gomma, ruote, cavi, odore di certi pneumatici sperimentati da chi li aveva appena inventati, e li provava col batticuore di chi desidera aver fatto qualcosa di buono e di utile.
Di questi oggetti di un mondo aziendale e di lavoro che sembra lontano, hanno raccontato  Sergio Cofferati, l’economista Jean Paul Fitoussi, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il presidente del Gruppo Pirelli Marco Tronchetti Provera. Nell’ufficialità di una delle più belle sale di Montecitorio, affollatissima, in tanti hanno ascoltato  i racconti del mondo operaio della Pirelli,  di chi ci metteva il cuore, il lavoro e il senso di appartenenza. Corpi, oggetti, macchine, fabbriche, e laboratori, sono il cuore del libro, 400 immagini a partire dalle piantagioni di caucciù, gli impianti industriali, le navi, i luoghi, dalla Bicocca a Settimo Torinese, oggi a Yanzhou e nel Latino america.  Una comunità di persone, di oggetti, di luoghi fisici, di odori, di rumori: è la fabbrica. “L’industria è una struttura che connota ancora la nostra contemporaneità ed è una comunità, ha un’anima, ha scritto nell’introduzione Antonio Calabrò, direttore Affari Istituzionali e Relazioni Esterne di Pirelli.
“La competizione tra chi lavorava ai cavi e chi ai pneumatici - diceva Cofferati, che ha cominciato il suo percorso di dipendente e sindacalista proprio alla Pirelli - ricorda a tutti noi che tra i valori della fabbrica c’era quello di innovare partendo dalla conoscenza dei prodotti”. E poi ha citato Carlo Emilio Gadda nella novella l’Uomo e la macchina, per la raccolta “Gli anni”, che attribuisce un’anima alla macchina, che attraverso il suono e la gestualità, determina  il superamento della ripetitività del gesto, come valore. 

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17/06/09

JobCoach / Il 71% dei bulli in ufficio sono donne?

Bullying

Ma è possibile? Lo scrive il NYT, Luigi si chiede se anche in Italia sia così. Tutte noi abbiamo da raccontare storie di invidia, di arroganza, di non merito che trionfa contro l'evidenza dei fatti, se sia bullismo non saprei dire. Se però questo accade, mi sento di aggiungere, è perchè le "bulle" con i loro comportamenti spesso sono protette e rassicurate dai capi e colleghi, maschi,a cui la rivalità tra donne e l'insturarsi di un clima di disarmonia  e prevaricazione sul lavoro fanno gioco. Tra i punti elencati dal post a spiegazione dei dati, il 3 mi sembra illuminante. Aggiungo però, anche di avere sperimentato personalmente e più volte la solidarietà femminile, la sorellanza tra donne che fanno lo stesso lavoro o che lavorano insieme. Accade, di solito,  tra donne che hanno lo stesso valore. E che ne sono consapevoli: del valore e della necessità di aiutarsi , tra noi, per affermarlo
di Luigi Ballerini.-  Lo ha rivelato  una ricerca svolta nel 2007 dal Workplace Bullying Institute in partnership con Zogby International, sulla base di 7,740 interviste online capaci di costituire un campione rappresentativo della popolazione adulta US (margine di errore +/- 1.1 punti percentuali)
Tale indagine è stata recentemente ripresa da Mickey Meece nella rubrica Business del New York Times portandola di stridente attualità.
Primo dato della survey: il 37 % dei lavoratori ha subito atti di bullismo. Si potrebbe parlare di una situazione a carattere epidemico senza  il timore di esagerare.
Tra gli altri key finding: la maggior parte dei bulli sono capi (72%), il bullismo ha una frequenza quattro volte maggiore delle cosiddette molestie illegali, il 45% delle vittime soffre di problemi di salute correlati allo stress, il 40% delle vittime non dichiara il bullismo al proprio datore di lavoro e solo il 3% si rivolge a legali.
A un certo punto però un dato balza all’occhio, proprio quello ripreso dal NYT nel suo titolo: “Backlash: Women Bullying Women at Work”, che potremmo tradurre come “Un colpo di frusta: donne che esercitano il bullismo sulle altre donne al lavoro”.
Ci sono più bulli in ufficio tra gli uomini (60%) che tra le donne (40%), ma se andiamo a vedere il target dei loro atti di bullismo scopriamo che ben il 71% delle donne esercita azioni contro altre donne. Gli uomini invece si rivolgono nel 54% dei casi contro altri uomini, e nel 46% verso le donne. 
Diverse possono essere le ragioni di questo comportamento, soprattutto di questa sconcertante mancanza di solidarietà fra donne sul lavoro. Verrebbe da pensare: per una donna è già così difficile andare avanti, fare carriera, poter dimostrare le proprie capacità e potenzialità che ci si devono mettere anche le colleghe a intralciare la strada, fare sgambetti e rovinare la vita?

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16/06/09

JobManga / Lavoro a fumetti e fumetti sul blog: ecco qua la nuova rubrica di JobTalk

Tokyo Style_ufficio Ci mancavano solo i fumetti, dirà qualcuno! Ebbene sì... inauguriamo una nuova rubrica su Jobtalk per guardare e raccontare il lavoro da un altro punto di vista, ancora un altro. Manga per cominciare, perchè nel genere sono il genere più trendy, e perchè ,come spiega Liliana Bossi, l' espertissima che sale a bordo oggi, lì di lavoro si parla tantissimo.Manga perchè c'è tutto: le donne, la carriera, i valori aziendali Seguiranno i personaggi e le storie più classiche, meno giovaniliste. L'idea della rubrica nasce da un felice incontro, sono certa che il filone comics vi interesserà e vi sorpenderà. Come ha sorpreso me.
di Liliana Bossi.- C’è un ufficio, dall’altra parte del mondo, molto simile al tuo… inizia così uno dei manga più popolari del 2008: Hattarakiman (letteralmente Lavoro man, in Italia pubblicato come Tokyo Style) di Moyoco Anno.
E inizia così anche questa rubrica dedicata al mondo del lavoro filtrato attraverso i fumetti che, pur focalizzandosi su tematiche più personali e sentimentali, presentano sullo sfondo uno spaccato di vita professionale quotidiana che permette di avere un’idea abbastanza chiara di come sia lavorare in contesti culturali molto differenti dai nostri. I fumetti, infatti, nel resto del mondo godono di popolarità e considerazione come genere letterario (i cugini francesi li acquistano in libreria e negli States sono un genere di edutainment che permette di sdrammatizzare e riflettere su questioni sociali complesse dando vita a fenomeni di costume che hanno rivisitato parte della cultura occidentale dagli anni Sessanta in avanti).
Tuttavia, è nel lontano Oriente (o vicino, dipende dai punti di vista) che il fumetto è considerato un’opera d’artista vera e propria (in cinese è meishu zuopin, letteralmente “opera d’arte”). La traduzione delle parola Fumetto è Manga in Giappone, Manwha in Corea del Sud e Manhua in Cina. Come si vede la radice è simile per tutte e tre le culture. 
Opere d’arte perché ideazione, soggetto, sceneggiatura, disegni, testi e dialoghi appartengono tutti alla stessa persona: l’autore o manganaka come dicono i giapponesi. Non esiste, infatti, la divisione tra soggetto, sceneggiatura e disegno tipica della cultura occidentale, se non in rarissimi casi:  esiste un solo “responsabile” dell’opera che la segue in tutti i dettagli avvalendosi di collaboratori. Esattamente come le botteghe dei pittori rinascimentali: un maestro e tanti allievi per opere su commissione. 
Tra le produzioni orientali quella giapponese è la più conosciuta e sviluppata in Occidente, oltre a essere quella che offre il miglior spaccato di vita quotidiana  e di cultura del paese di origine.
Questo vale soprattutto per quei manga, considerati per adulti, dove la vita professionale è lo sfondo importante, e irrinunciabile, delle vicende narrate.  

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bio Rosanna Santonocito

  • Rosanna Santonocito Rosanna Santonocito
    Di cosa parliamo quando parliamo di lavoro? Prendiamo in prestito (e lo distorciamo) il titolo di un bel libro di Raymond Carver. Lì i racconti parlavano d’amore. E il lavoro, proprio come l'amore, che ci sia o no, é un argomento che interessa tutti e su cui tutti hanno qualcosa da dire.
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